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Supplica per i cristiani perseguitati

· Il cardinale segretario di Stato a Pompei ·

Niente compromessi e pronti a vivere e a testimoniare in pienezza la propria fede. Ecco l’esempio che migliaia di cristiani danno al mondo ancora oggi, nel XXI secolo, soffrendo a causa della loro fede, perseguitati e calpestati nei loro diritti. Per loro il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, nella tradizionale supplica alla Madonna del Rosario presieduta l'8 maggio a Pompei, ha domandato non solo preghiere, ma soprattutto l'impegno ad agire «come loro, senza scendere a compromessi, vivendo e professando in pienezza la nostra fede».

All’intercessione per i perseguitati il cardinale Parolin ha unito quella per la Chiesa, per il Papa Francesco «il quale mi ha chiesto — ha detto — che lo ricordiamo in modo particolare in questo giorno e in questo luogo», e infine per il mondo intero e per la pace.

Lieto di trovarsi in un luogo “due volte” famoso nel mondo, «per gli scavi della città romana antica e per la presenza dello splendido tempio fondato dal beato Bartolo Longo», il porporato ha incentrato la sua riflessione sul significato del termine “vita nuova” per i cristiani. Essa, ha precisato, «consiste nell’amore e si manifesta nella carità». E ha ricordato che nella “città di Maria”, la carità si è insediata «come elemento costitutivo di una storia di fede, che continua a guardare avanti, sospinta dalla forza poderosa e umile della sua origine». Qui «la preghiera, la corona del Rosario di cui si è fatto apostolo Bartolo Longo, si è calata in una realtà che parlava di miseria e di abbandono, di ingiustizia e di sopraffazione. L’uomo era calpestato nella sua dignità e i poveri, gli ultimi della fila, non erano quasi considerati». A Pompei, ha aggiunto, «la carità ha spalancato la porte alla speranza, dando vita a un’era nuova. Nessun problema, nessuna apprensione, per quanto forte e motivata, può tenere lontana una speranza che in questo luogo si manifesta come concreta, fatta di opere che parlano il linguaggio di una carità che trasforma, costruisce e fa nuove tutte le cose». Un modello positivo in un’area segnata da mille problemi ancora sul tappeto «anche se oggi — ha notato — ciò che viviamo non ci mette al riparo da difficoltà e angustie, come l’insidia di una violenza sempre in agguato, o le scarse e incerte prospettive di lavoro per i giovani, ai quali non solo la crisi economica di questi tempi, ma ritardi antichi e strutturali rendono difficile guardare al futuro con serenità e fiducia».

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21 agosto 2019

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