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Superbomba statunitense sganciata in Afghanistan

· Contro una rete di tunnel dei jihadisti dell’Is nella provincia di Nangarhar ·

L’amministrazione statunitense, dopo l’attacco della scorsa settimana in Siria e l’invio della flotta navale al largo della Corea del Nord, ha autorizzato ieri il lancio sull’Afghanistan della cosiddetta superbomba per colpire tunnel e grotte utilizzate dai miliziani dello stato islamico (Is). Un’arma potentissima, capace di sprigionare fino a 11 tonnellate di esplosivo e di distruggere tutto nel raggio di centinaia di metri, costruita dagli Stati Uniti ai tempi della guerra in Iraq nel 2003 ma finora mai utilizzata in combattimento.

Soldati afghani impegnati contro jihadisti dell’Is nella provincia di Nangarhar (Ansa)

«Un’altra missione di successo» ha affermato ieri sera il presidente statunitense, Donald Trump, che continua a lanciare messaggi al mondo intero, in particolare verso Mosca, Damasco, Pechino e Pyongyang. La “madre di tutte le bombe” — così dall’acronimo Moab (Mother of all bombs, in realtà Massive Ordinance Air Blast), ufficialmente Gbu-43b — è stata pensata come un potentissimo deterrente non nucleare ed è stata messa a punto dall’Air Force a partire dal 2002. Successivamente è stata inserita nel catalogo delle armi possibili contro Saddam Hussein in Iraq. È stata sganciata per la prima volta ieri, alle 17.32 ora di Kabul, su una rete di tunnel nel distretto di Achin, nell’Afghanistan orientale, a ridosso della frontiera con il Pakistan. Una zona in cui, secondo le autorità statunitensi, l’Is utilizza bunker e tunnel invulnerabili per gli ordigni ordinari. Per questo la superbomba era considerata lo strumento più adatto «per eliminare gli ostacoli e mantenere il vantaggio nell’offensiva contro l’Is».

Il governo afghano era stato informato dell’operazione. Il ministero della difesa afghano ha reso noto oggi che la bomba «ha causato la morte di 36 miliziani dell’Is». In un breve comunicato si aggiunge che l’ordigno «è stato lanciato in una rete di tunnel» nel distretto di Achin e «ha completamente distrutto» l’obiettivo, «senza causare vittime civili». Al momento del lancio nel complesso di tunnel colpiti c’erano tra 40 e 70 militanti armati dell’Is e, secondo il portavoce dell’esercito afghano, Jawid Saleem, non vi sono state vittime civili poiché vicino alla base bombardata viveva una sola famiglia che è stata previamente allontanata dalle forze di sicurezza afghane.

Il lancio della bomba di straordinaria potenza «era necessario» perché in passato le forze militari afghane e statunitensi avevano colpito più volte la base dell’Is nel distretto di Achin, senza però alcun risultato. Lo ha sostenuto oggi il governo della provincia orientale di Nangarhar. Dal canto loro i talebani — che nei mesi scorsi si sono più volte scontrati con i militanti dell’Is — hanno condannato oggi il lancio.

La Casa Bianca ha confermato l’attacco durante il briefing con i giornalisti e il portavoce Sean Spicer ne ha comunicato i dettagli tecnici e soprattutto l’obiettivo da colpire: l’Is. Spicer ha sottolineato che nell’azione «sono state prese tutte le precauzioni per evitare vittime civili e danni collaterali», rimandando poi al Pentagono per ulteriori dettagli. Ma è stato il presidente in persona a dichiarare: «Abbiamo i migliori militari del mondo e hanno fatto il loro lavoro. Per questo hanno avuto un tale successo ultimamente. Si guardi a quanto accaduto nelle ultime otto settimane e lo si paragoni agli ultimi otto anni: vedrete la grande differenza. Questa è stata un’altra missione di grande successo» ha detto Trump manifestando piena fiducia nei suoi generali.

Il presidente non lo ha detto a chiare lettere, ma che non si tratti più solo di tattica appare dal tono delle sue dichiarazioni. «Non so se ciò rappresenta un messaggio alla Corea del Nord — ha risposto ai giornalisti — ma non fa molta differenza. La Corea del Nord è un problema che sarà risolto».

La tensione ora nella penisola coreana è alle stelle. Pyongyang «non resterà con le braccia incrociate» in caso di un attacco preventivo statunitense e «andrà in guerra» se gli Stati Uniti «lo sceglieranno». Lo ha affermato il viceministro degli esteri nordcoreano, Han Song-ryol, sostenendo che il prossimo test nucleare sarà condotto quando il quartier generale supremo nordcoreano lo riterrà più opportuno. Il viceministro ha poi accusato il presidente Trump di aver creato un «circolo vizioso» di tensioni nella penisola coreana.

Ma in un’eventuale guerra tra Corea del Nord e Stati Uniti «non ci possono essere vincitori». Ad affermarlo oggi il ministro degli esteri cinese, Wang Yi, che promette il sostegno della Cina a qualsiasi tentativo di dialogo tra le parti. Anche il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitri Peskov, si è detto «molto preoccupato» per le crescenti tensioni nella penisola coreana e invita tutti i paesi ad astenersi da qualsiasi atto provocatorio.

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26 febbraio 2018

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