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Per superare
ogni ostacolo

· Dialogo fra cristiani e musulmani in Burkina Faso ·

Ouagadougou, 26. Radicalizzazione diffusa in diverse aree del paese; sfide del matrimonio tra cristiani e musulmani; strumentalizzazione della religione; estremismo violento; contestazioni dell’autorità civile e giuridica. Sono queste le principali tematiche discusse durante l’assemblea generale della commissione episcopale per il dialogo islamico-cristiano, che si è tenuta nei giorni scorsi presso il Centro nazionale Cardinale Paul Zoungrana di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.

Nel corso dei lavori, i delegati, provenienti dalle diverse diocesi del paese, hanno ribadito ancora una volta il loro impegno per favorire il dialogo islamico-cristiano soprattutto nella vita ordinaria, ma non hanno nascosto le difficoltà da affrontare, con sacche di resistenza, di scetticismo e di rigetto da una parte e dall’altra.

Negli anni Sessanta, padre Lucien Bidaud fondò l’associazione Union Fraternelle des Croyants (Ufc), che riunisce le comunità cristiane, musulmane e animiste della regione con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo umano attraverso la cultura della tolleranza e dell’integrazione, del dialogo interculturale e interreligioso e la collaborazione socio-economica. Il religioso avviò un’esperienza di dialogo e collaborazione fattiva con l’imam e la sua comunità, che si rivelò particolarmente opportuna nella lotta alla fame e alla povertà nel nord del Burkina Faso. L’Union Fraternelle des Croyants, formalizzata nel 1969, continua ancora oggi le sue attività. Essa rappresenta, tra gli altri aspetti, un caso pratico di prevenzione dei conflitti, anche se, negli ultimi tempi, a complicare le cose c’è l’espansione dell’estremismo violento. A fine marzo, infatti, la scoperta dell’esistenza di un gruppo chiamato “sicurezza islamica”, una specie di milizia religiosa, a Pouytenga, località a 140 chilomentri a est di Ouagadougou, ha provocato forti polemiche veicolate soprattutto da internet e dai social media. Dopo aver svolto un’inchiesta, la Fédération des associations islamiques du Burkina (Faib), ha rassicurato la popolazione, affermando che questo gruppo non è altro che il servizio d’ordine non armato del movimento sunnita locale, incaricato di proteggere i fedeli nelle moschee e durante alcune cerimonie religiose. Il 28 marzo scorso, però, il governo ha deciso di sciogliere il gruppo.

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