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Suora del sorriso

· ​In India la beatificazione della martire Rani Maria Vattalil ·

Il mattino del 25 febbraio 1995 suor Rani Maria Vattalil, religiosa della congregazione delle suore clarisse francescane, mentre viaggiava nel pullman che da Udainagar la conduceva a Indore, veniva uccisa da un sicario con cinquantaquattro pugnalate. Si spense ripetendo più volte il nome di Gesù. Il suo martirio, messo in atto da coloro che la odiavano per la sua azione caritativa ed evangelica verso i poveri, viene oggi solennemente riconosciuto dalla Chiesa che la proclama beata. Il rito, presieduto dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, in rappresentanza di Papa Francesco, si svolge sabato 4 novembre a Indore (India).

Suor Rani Maria era nata a Pulluvazhy, nella diocesi di Ernakulam-Angamaly, in Kerala (India), il 29 gennaio 1954, da genitori cattolici di rito siro-malabarese. Fu battezzata con il nome di Mariam nella locale parrocchia di San Tommaso il 5 febbraio 1954. Fin da piccola manifestò un’indole incline alla preghiera, allo studio e alla laboriosità. Il 3 luglio 1972, a Kidangoor, fece il suo ingresso nella congregazione delle clarisse francescane, istituto religioso a cui era appartenuta sant’Alfonsa dell’Immacolata Concezione Muttathupadathu, la prima santa canonizzata dell’India.

Dopo aver compiuto il postulandato e il noviziato, emise la prima professione religiosa il 1° maggio 1974. L’anno successivo venne inviata nella missione dell’India settentrionale dove passò il resto della sua vita. Emise la professione religiosa perpetua il 22 maggio 1980.

Nel maggio 1992 venne inviata in quella che fu la sua ultima destinazione, il convento Dimora dell’amore di Udainagar, nella diocesi di Indore. La notizia della sua uccisione si diffuse rapidamente e provocò sgomento e commozione. Migliaia di persone, anche non cattoliche, si recarono a rendere omaggio alla salma. Le esequie furono celebrate nella cattedrale di Indore il mattino del 27 febbraio 1995 con la partecipazione di diversi vescovi e un gran numero di sacerdoti. Al termine si formò un corteo funebre che percorse circa cento chilometri, da Indore ad Udainagar, a cui partecipò una gran folla di persone di ogni età.

Il martirio di suor Rani Maria ebbe come evangelico epilogo il perdono dell’assassino da parte della mamma, dei familiari e delle consorelle, come ideale prolungamento delle tante opere di misericordia operate in vita dalla religiosa. Madre e sorella dei poveri, apostola del perdono, Rani Maria aveva concluso la sua missione terrena fidandosi unicamente di Dio: «Padre, io sono debole e non appartengo al mondo degli eroi; aiutami a comprendere che tu ti servi di ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. Benedici i miei umili sforzi, sicché io possa dare gloria al tuo nome con la mia vita».

di Giovangiuseppe Califano

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