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Suor Ruth
una vita per i lebbrosi

Il 10 agosto di un anno fa, in un ospedale di Karachi, moriva dopo una lunga malattia. la religiosa tedesca Ruth Katherina Martha Pfau, delle figlie del Cuore immacolato di Maria. Aveva 87 anni e per 57 aveva servito il paese asiatico, dedicandosi in particolare alla cura e all’assistenza dei lebbrosi, dai quali era chiamata Amma (mamma) Ruth. Conosciuta anche come “la madre Teresa del Pakistan”, alla fine degli anni sessanta, fresca di laurea in medicina, dalla Germania venne inviata dalla sua superiora a Calcutta, ma in India non arrivò mai: un problema con il visto la costrinse a sbarcare a Karachi, dove incontrò il primo lebbroso, Patan, privo degli arti superiori. Da quel momento la sua vita fu tutta dedicata a sconfiggere questa piaga. Nel 1963 fondò il programma nazionale di controllo del morbo di Hansen insieme al centro Maria Adelaide e cinque anni dopo, grazie alla sua attività, il governo avviò una campagna per debellare la malattia in tutto il paese — 170 presidi nei quali vennero curati oltre cinquantamila pazienti — che poi fu estesa alla tubercolosi e alla cecità. In queste strutture, ogni anno vengono curati dodicimila pazienti affetti da tubercolosi e sono eseguiti settemila interventi di cataratta. Per il suo impegno — concretizzatosi anche nella formazione di centinaia di medici — in dialogo continuo con le autorità locali, ha ricevuto la cittadinanza pakistana nel 1988, oltre a numerosi riconoscimenti. E alla sua morte il Pakistan ha voluto per lei i funerali di stato, celebrati il 19 agosto nella cattedrale di San Patrizio proprio dall’arcivescovo Coutts: un riconoscimento del tutto inusuale per un cittadino straniero e cristiano in un paese a maggioranza islamica. Riposa nel cimitero cristiano Gora Qabaristan di Karachi.

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