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Suor Burns e l’Humanae vitae

Si intitola «Come l’Humanae vitae ha aiutato una suora a trovare la sua voce femminista» l’articolo che suor Helena Burns ha scritto su «America», la rivista statunitense. «Da giovane donna, rigettavo completamente la maggior parte degli insegnamenti della Chiesa e pensavo di abbandonarla. Ritenevo che fosse un’istituzione draconiana che opprimeva le donne, che le volesse scalze e incinte, sedute e zitte. E credevo che fosse invece la cultura secolarizzata a dare alle donne dignità e diritti. Ma lentamente, ho dato alla Chiesa cattolica una seconda possibilità. Ho iniziato a leggere, studiare e ascoltare intelligenti donne cattoliche che hanno trovato la liberazione negli insegnamenti della Chiesa. E ho cominciato così a rendermi conto che in realtà la contraccezione femminile sopprimeva la femminilità, come se le donne fossero nate male e dovessero “aggiustare” i loro corpi per renderli come quelli degli uomini. Decisi allora di riconsiderare seriamente l’Humanae vitae. Forse le sue prescrizioni non erano poi così inverosimili. Quali alternative offriva alla pillola per distanziare le nascite? La risposta – quella della naturale pianificazione familiare – rende l’uomo attento al ciclo della donna. Durante i giorni fertili femminili si osserva un periodo di astinenza. Madre natura ha cicli: non è sempre primavera ed estate, ci sono anche autunno e inverno. La Chiesa madre ha cicli: non è sempre Natale e Pasqua – ci sono l’Avvento e la Quaresima. Le donne hanno cicli, non siamo sempre disponibili. Dire il contrario è la menzogna del porno, della prostituzione, del dominio maschile, e significa comprendere male le Scritture». E suor Burns conclude: «Avevo una visione ridotta di me stessa, del mio corpo e della mia anima, quando credevo nella contraccezione».

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14 ottobre 2019

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