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Suoni da un altrove cosmico

· A Rovereto il concerto finale del Concorso internazionale di composizione «Strumenti di pace» ·

Il 9 luglio si svolge a Rovereto il concerto finale del Concorso internazionale di composizione «Strumenti di Pace», promosso dalla Fondazione Opera Campana dei Caduti. L'Orchestra sinfonica nazionale della Rai proporrà, tra l'altro, il brano vincitore e un'opera appositamente commissionata al presidente della giuria. Quest'ultimo ha scritto per «L'Osservatore Romano» un articolo che spiega la sua composizione e che proponiamo assieme alla relazione del direttore artistico, che è anche compositore, critico musicale e nostro redattore.

Non un concorrente, eppure ugualmente al lavoro, tra spartiti e note, per dare un'immagine e un sentimento musicale allo stesso testo col quale si sarebbero misurati coloro che avrei dovuto giudicare. È nata così Jerusalem , la mia nuova cantata dedicata alla pace.

Come presidente della giuria del concorso di composizione «Strumenti di Pace» di Rovereto, alla sua seconda edizione, mi è stato chiesto di scrivere un brano sullo stesso testo e con lo stesso organico di quello proposto ai concorrenti nel bando. Il lavoro che ne è scaturito è una cantata per baritono, orchestra e suoni elettroacustici di dieci minuti, basata su testi dell'Antico Testamento, dei Vangeli e del Corano.

I testi proposti mi sono piaciuti subito. Queste tre citazioni dai libri sacri — Torah, Corano e Vangelo — mi hanno suggerito di utilizzare il baritono senza lasciargli libertà interpretativa, ancorandolo al canto ebraico, al canto cristiano antico e ai canti greci. Il linguaggio che ho utilizzato è di carattere modale, con correzioni cromatiche e un libero uso dei dodici suoni. Il trattamento è simile per la voce e gli strumenti, ma al baritono è riservato un andamento sillabico. Ci sono però dei momenti in cui la voce si astrae dall'orchestra, è coperta e difesa da suoni provenienti da un supporto magnetico, un nastro si diceva qualche anno fa.

Si tratta di cori e orchestre trattati con modulatori ad anello, una specie di nuvola acustica che sovrasta il baritono. Questo per lasciare nell'ascoltatore l'idea, la memoria di uno strumento di pace proveniente da un aldilà misterioso e sacrale.

Il trattamento del testo richiama stilemi della musica antica, si tratta di suggestioni che in qualche caso diventano elementi concreti: per esempio ho scritto le semiminime come se fossero «virghe» del canto gregoriano. Ho sentito che dovevo tenere conto di questo tipo di linguaggi, non potevo lasciare la voce in balia di una libertà che secondo me non doveva avere. Serviva un ancoraggio forte con la storia.

La parte vocale dunque è importante, ma breve, perché le parole vengono ripetute poche volte. Mi interessava però tenere la voce quasi al di fuori della tessitura orchestrale e farla scomparire nel finale, lasciando spazio ai suoni elettroacustici sospesi: «strumenti di pace» che vengono da molto lontano.

Poi c'è stato il lavoro di presidente della giuria, formata da musicisti di alto prestigio come Salvatore Sciarrino, Michel Tabachnik, Jesús Rueda e il direttore artistico Marcello Filotei. Abbiamo raggiunto facilmente l'unanimità sul nome del vincitore, Andrea Portera, e posso dire che siamo stati molto contenti del risultato. Il compositore primo classificato, nonostante la giovane età, sotto i quaranta anni, si è già affermato in altri concorsi. Ha suscitato un'ottima impressione su tutti i giurati sia per la qualità acustica della sua composizione, sia per la scrittura, molto densa.

In generale, posso dire che l'ambiente di Rovereto e della Fondazione Opera Campana dei Caduti è straordinario, come straordinario è il suono della campana «Maria Dolens» che ho ascoltato in silenzio e con emozione. Sarebbe bello registrarne la sonorità ed enfatizzarla per dare modo alla gente di ascoltare questi suoni così particolari, suoni che sembrano provenire da un altrove cosmico.

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