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Sull’orlo del baratro

· Nel campo di Idomeni 14.000 profughi restano bloccati in condizioni sempre più precarie ·

Un invito all’Ue ad accelerare i tempi per l’attuazione del piano per la ripartizione dei profughi nei Paesi membri è venuto dal commissario europeo all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos.

Un piccolo profugo a piedi nudi  nel fango di Idomeni (Epa)

Dopo avere visitato ieri il campo di Idomeni, in territorio greco alla frontiera con la ex Repubblica jugoslava di Macedonia, dove circa 14.000 migranti e profughi restano bloccati in condizioni sempre più precarie, il commissario ha detto che «la situazione è tragica, se si pensa che un terzo delle persone sono bambini». «Quello che succede a Idomeni non fa onore al mondo civile né all’Europa», ha precisato. E per cercare una soluzione alla grave crisi, i capi di Stato e di Governo dell’Unione europea si riuniranno domani e venerdì a Bruxelles. L’obiettivo principale è trovare un accordo con la Turchia,accordo che rappresenta però solo una parte della strategia dei Ventotto.Fonti comunitarie riconoscono che «ci sono ancora negoziazioni difficili perl’Europa e ancora molto lavoro da fare», e non solo con Ankara. Stamane, intanto, la ex Repubblica jugoslava di Macedonia ha spostato un numero imprecisato di truppe, che erano stazionate da tempo in prossimità del centro di accoglienza di Gevgelija, situato non lontano dalla frontiera con la Grecia, dove migliaia di migranti e profughi restano bloccati dopo la chiusura delle frontiere lungo la rotta balcanica.

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22 luglio 2019

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