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Sull’Europa l’ombra del contagio greco

· ​A tre giorni dal referendum indetto da Tsipras si temono pesanti ricadute della crisi nei Paesi più deboli ·

Non solo battibecchi politici e schermaglie a distanza. La crisi greca può avere un impatto disastroso sulla tenuta dell’economia del vecchio continente. 

Nel caso in cui dovesse prevalere il “no” nel referendum di domenica prossima, gli esperti parlano della possibilità di un “contagio” di enormi dimensioni a causa delle ricadute del debito greco sulle Borse, i titoli di Stato e il settore bancario. L’opinione prevalente degli analisti è che l’uscita della Grecia dalla moneta unica — situazione del tutto nuova — è ormai ineluttabile e anzi è già iniziata: si tratta ora soltanto di pilotarla per evitare il contagio. Per fare questo occorre però accelerare il processo d’integrazione e proseguire sul cammino delle riforme strutturali negli Stati sotto pressione. Nell’occhio del ciclone ci sono soprattutto i Paesi più deboli come Spagna e Portogallo, quelli che hanno seguito un programma di salvataggio europeo e che solo negli ultimi tempi stavano cominciando a vedere una certa ripresa. Sul piano politico, intanto, la trattativa è bloccata. Ieri il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, e il cancelliere tedesco, Angela Merkel, hanno dettato la linea: stop al negoziato fino all’esito del referendum indetto dal Governo ellenico di Alexis Tsipras per domenica 5 luglio. La linea Merkel-Juncker è stata approvata anche dall’Eurogruppo. 

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20 novembre 2019

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