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Sulle tracce delle Camicie rosse

· Caccia all’uomo in Thailandia dopo l’attentato a Bangkok ·

«Troveremo i responsabili». Questa la prima dichiarazione del premier thailandese, Prayuth Chan-O-Cha, a meno di 24 ore dall’attentato che ha scosso ieri il centro di Bangkok causando 22 morti e 123 feriti. «Stiamo ricercando un uomo — ha aggiunto — che farebbe parte di un gruppo che si contrappone al Governo (diretto dalla giunta militare, ndr) e sarebbe originario del nordest del Paese», roccaforte delle cosiddette Camicie rosse.

Agenti thailandesi sul luogo dell’attentato a Bangkok (Afp)

Tale gruppo sosteneva il precedente Esecutivo, estromesso dal potere nel 2014, dopo mesi di manifestazioni alle quali seguì un colpo di Stato militare.
«È il peggior attacco che si sia mai avuto in Thailandia. Abbiamo avuto piccole bombe o disordini, ma questa volta hanno colpito vite di innocenti, vogliono distruggere la nostra economia, il nostro turismo» ha detto ancora il premier, sottolineando che dalla dinamica dell’attacco è evidente come l’obiettivo fosse quello di provocare il massimo numero di vittime in una zona affollata di turisti. Tra i morti vi sarebbero sette stranieri, fra cui quattro cinesi e un filippino.

Sul fronte delle indagini, la polizia ha diffuso le prime immagini di quello che si ritiene essere uno dei terroristi che hanno piazzato la bomba. Vi si intravede un giovane dai capelli mossi e con gli occhiali entrare con uno zainetto in spalla nel complesso dell’Erawan alle ore 18.52, tre minuti prima dell’esplosione. In un’immagine successiva, l’uomo abbandona la zona senza più lo zaino addosso.

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05 dicembre 2019

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