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Sulle tracce del Dio ignoto

· Prefigurazioni letterarie del cristianesimo nell’antichità classica ·

Analizzando scritti precistiani, Marco Beck analizza il periodo di mezzo fra la conversione della Grecia al kèrygma e l’anelito religioso di alcuni scrittori perlopiù greci (ma, in minoranza, anche romani) che, vissuti prima della nascita di Cristo, nelle loro opere presagirono la rivoluzione morale e spirituale destinata a irrompere nell’evo antico con l’avvento del cristianesimo.

Andare in cerca delle prefigurazioni letterarie che ci hanno lasciato in eredità i “profeti pagani” di Cristo, rintracciare cioè quelli che san Giustino martire per primo definì semina Verbi, è un’impresa non facile ma appassionante. Proprio perché richiede un impegno di scavo e una sensibilità di percezione tesi all’estremo. Spesso premiati, tuttavia, da scoperte esaltanti, da risultati preziosi al fine di collocarsi in una più equilibrata prospettiva nel riconsiderare la religiosità di esponenti della civiltà classica su cui grava ancora il generico concetto (e preconcetto) di paganesimo, quasi equiparato a quello di idolatria o, peggio, di ateismo. A feconde arature in questo campo degli studi di antichistica si sono dedicati tre pensatori, filosofi e teologi di alto profilo intellettuale: Simone Weil, Hans Urs von Balthasar e Divo Barsotti.

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23 agosto 2017

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