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Quattro concezioni di maternità

· Una mappa per orientarsi nella complessità dell’oggi ·

Nel più remoto passato, quando ovviamente nulla si sapeva di ovociti e spermatozoi, la maternità era circondata da un alone di mistero che, agli uomini, incuteva timore perché stava ad indicare che il massimo potere, cioè quello di generare la vita, era affidato alle donne che, per questa ragione, possedevano in se stesse qualcosa di sovrumano.
Vi è, senza dubbio, uno stretto legame tra questo e tutti i dispositivi che, con il passare del tempo, il sesso maschile ha messo in atto per la subordinazione ed il controllo delle donne al fine di contrastare quel potere che costituiva una minaccia per la supremazia che gli uomini andavano sempre più avocando a sé, sia nella sfera privata che in quella pubblica. 

Gustav Klimt, «Le tre età della vita»  (1905, particolare)

La maternità, quindi, si è progressivamente configurata come un destino ineludibile al quale le donne dovevano assoggettarsi, senza alcuna possibilità di scelta personale e libera, ed, in questo panorama, solo le religioni ed il cristianesimo in particolare rappresentano un differente paradigma di valorizzazione positiva della figura della madre.
Questo rapido schizzo relativo al passato può introdurre a portare l’attenzione sul presente nel quale, riguardo alla maternità, si possono riscontrare posizioni ed atteggiamenti tra loro molto diversi e spesso contrastanti.
Volendo sintetizzare al massimo e focalizzando le visioni più rilevanti, si possono individuare quattro concezioni che segnano l’attuale percezione della maternità ed il suo vissuto da parte delle donne.
In primo luogo, con il femminismo più radicale, sulla scia delle teorizzazioni di Simone De Beauvoir, si assiste ad un deciso e netto rifiuto della maternità, considerata come il più potente strumento di assoggettamento da parte degli uomini e come un peso che impedisce alle donne la realizzazione delle proprie doti e capacità.
In seconda istanza e paradossalmente, a fronte di questa posizione, vi è quella che si può indicare come quella del “figlio ad ogni costo”, con o senza la compartecipazione di un partner e con il ricorso, nei casi estremi, a varie forme di maternità surrogata, vedendo nel figlio un oggetto del desiderio ed asserendo che esso costituisce un diritto che non può essere negato senza violare la libertà della donna.
Entrambe queste concezioni sono estranee alla visione cristiana della maternità, che, muovendo da presupposti radicalmente differenti, la considera in due forme tra loro distinte, ma convergenti nello spirito che le anima.
Innanzi tutto, la maternità è assunta nella sua indisgiungibile connessione con la paternità, ovvero all’interno del patto dell’alleanza coniugale, di cui costituisce l’apertura al di là del puro rapporto di coppia, proiettando i coniugi nella dimensione del dono, che dilata i due verso il terzo, consentendo di parlare di generatività, tanto della donna quanto dell’uomo.
Sono emblematiche, a questo proposito, le dense pagine dell’Esortazione Amoris laetitia, che, in particolare nel capitolo quinto, indicano alla comunità ecclesiale il percorso da compiere per accompagnare e supportare le coppie che accettano di generare una nuova vita.
I paragrafi 168, 169, 170 e 171 si soffermano con attenzione su quel delicatissimo periodo che è la gravidanza, in cui, pur sovente tra disagi e sofferenze, prevale la dimensione del sogno e del desiderio, dilatata verso quel futuro che il nascituro rappresenta.
I paragrafi successivi, fino al 177 compreso, pongono in primo piano non più solo la madre, ma insieme a lei, il padre, uniti nella comune funzione genitoriale e Papa Francesco, con una bella citazione di Gaudium et Spes (n. 50), afferma che padre e madre sono «cooperatori dell’amore di Dio Creatore e quasi suoi interpreti».
La maternità, in questo modo, è sottratta ad ogni lettura puramente naturalistica e non è più un destino ineludibile e gravoso, ma il frutto di una scelta libera e responsabile che consente alle donne la valorizzazione di una fondamentale dimensione della loro identità.
Ciò non può implicare, però, l’idealizzazione stereotipata della maternità, che impone sulle spalle delle donne il peso gravoso di modelli di abnegazione concretamente irraggiungibili, generando frustrazione e sensi di colpa, coerenti anche con alcune interpretazioni psicoanalitiche che vedono nella madre la fonte di qualsiasi disagio del figlio.
Si può sicuramente affermare che oggi la generatività, dell’uomo e della donna, debba essere integrata in una visione dell’identità personale che tenga conto della sua complessità e della continua ristrutturazione a cui essa è soggetta nel corso della vita, con le sue molteplici esperienze.
Risulta qui sicuramente feconda anche una rilettura di Humanae vitae alla luce della novità di Amoris laetitia, per cogliere nella sua globalità il percorso dell’insegnamento magisteriale sulla maternità e sulla paternità, con il crescente rilievo che progressivamente è riconosciuto alla prima nel parlare di genitorialità responsabile.
La fede cristiana, tuttavia, conosce anche un’altra forma di realizzazione della maternità, che non nasce oggi, ma è presente lungo tutta la storia del cristianesimo, ovvero la maternità spirituale che, andando oltre lo spazio della generazione biologica, si configura come accompagnamento e cura della crescita integrale dell’altro che si affida.
La maternità spirituale può essere esercitata sia da donne laiche che consacrate ed indica con forza che, pur salvaguardando la peculiarità dei carismi delle une e delle altre, esse convergono nella capacità di generare nuova vita sul piano spirituale, indipendentemente dal loro essere o meno madri biologiche.
Ovviamente le capacità di accoglienza e di dedizione che caratterizzano la maternità spirituale non sono prerogativa esclusiva delle donne, ma sono doti universalmente umane appannaggio anche dagli uomini, ma non c’è dubbio che le donne posseggano una peculiare predisposizione per questo tipo di rapporto che esprime il loro legame con il dono della vita, al di là da della riproduzione fisica.
Si potrebbero aggiungere molte altre riflessioni, soprattutto sulla maternità cristianamente considerata, ma qui si è voluto solo fornire una sorta di mappatura per orientarsi nella complessità dell’oggi, a partire dal passato di cui si è eredi.

di Giorgia Salatiello

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24 ottobre 2019

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