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Sulle orme di Gesù

· Nuova guida ai santuari di Terra santa ·

La Via Dolorosa (Gerusalemme)

Il cammino di Dio con l’uomo lascia delle orme! Sono soprattutto quelle di Gesù di Nazareth, che ancor oggi possiamo riconoscere, impresse nel suolo della Palestina, che diventa così ancor più una Terra santa. Sono tracce che ci invitano a compiere un pellegrinaggio, prima di tutto fisico, per assaporare una sintonia con il Dio fatto carne, poi liturgico, per respirare il suo stesso alito di vita, spirito di verità, quindi esistenziale, per intraprendere percorsi di rinnovamento morale, sociale e politico, nella logica del discorso della montagna: beati i poveri, i miti, i pacifici, gli assetati di giustizia, i misericordiosi e i perseguitati.
È questo l’obiettivo che Eugenio Alliata, Enrique Bermejo, Caudio Bottini, Lino Cignelli e Abraham Sobkowski si prefiggono con la pubblicazione di Sulle orme di Gesù. Guida ai santuari di Terra Santa (Milano, Edizioni Terra Santa, 2018, pagine 200, euro 12), come sottolineato anche da Francesco Patton, custode dei francescani di Terra santa e autore della prefazione: «Siamo chiamati a fare un triplice pellegrinaggio: fisico, visitando i luoghi di Gesù; liturgico, attraversando il percorso delle celebrazioni che ci vengono proposte durante l’anno; ed esistenziale, vivendo i contenuti della fede che i luoghi ci fanno scoprire».
L’editore precisa, inoltre, come il volume non vada considerato «una guida di Terra Santa nel senso classico del termine», bensì un vademecum del pellegrino. Esso è, di fatto, anche dal punto di vista materiale, un «manuale di pellegrinaggio», che si regge agevolmente in mano, come fosse un taccuino, un echeridion, direbbe Erasmo da Rotterdam: un pugnaletto, da portare agganciato alla cinta o, più semplicemente, da riporre in tasca, o nel marsupio. «Il libro vuole essere principalmente uno strumento per accompagnare il pellegrino, nel cogliere pienamente il messaggio del luogo che si trova a visitare».
Le sezioni dedicate ai vari santuari riportano, infatti, brani evangelici, talvolta anche testi del primo testamento, seguiti da tracce per la preghiera e da cartine, che raccontano, mediante immagini, le vicende storiche dei siti archeologici, quale eco di un “altro vangelo”.
Si tratta, in effetti, di un volume che offre pagine di vita, scritte con pietre di altari, cappelle, basiliche, per una moltitudine di pellegrini, venuti a vedere, toccare e calpestare i luoghi di un Dio fatto storia. Come, infatti, dichiarano ancora i redattori, «il viaggio in Terra Santa è soprattutto un itinerario di conversione e di immersione nel mistero che ha cambiato la storia dell’uomo».
Per il pellegrino, interessato a lasciarsi orientare dalle coordinate spazio temporali della sua scelta credente, la geografia storica della Palestina — dalla Terra di Cannan a Israele, alla Giudea, alla Palestina romana, fino alla Palestina del mandato britannico e quindi al moderno stato di Israele — posta a introduzione della stessa guida, costituisce un indispensabile preambolo. Per una immersione vera nella storia, teatro della salvezza, non poteva perciò mancare nemmeno una panoramica sul «contesto storico e geopolitico attuale» fino al 2017.
La «tradizione cristiana» — come titolano gli excursus sulla storia dei santuari che tracciano la geografia del pellegrinaggio (Nazareth, Cana, Cafarnao, Tabga, Tiberiade, Naim, Monte Tabor, Acri, Ain Karem, Betlemme, Bait Sahur, Betania, Emmaus, Giaffa, Gerusalemme) — non va considerata unicamente quale memoria di un passato lontano, bensì testimonianza di una scia vitale, che interpella l’oggi della storia e dell’esistenza stessa del pellegrino.
Le stesse coordinate spazio temporali dettano pure il ritmo della presenza cristiana in Medio oriente, cui viene dedicato il quarto e ultimo paragrafo dell’introduzione. Le varie Chiese e istituzioni ecclesiali, presenti in Palestina, sono, infatti, espressione di epoche storiche determinate. Il patriarcato ortodosso, ad esempio, trova origine dal Concilio di Calcedonia (451), quello, invece, latino viene fondato durante l’epopea crociata (1099). Le differenti Chiese prendono addirittura il nome dai territori da cui provengono i loro fedeli, assumendone anche i connotati politico-culturali: Chiesa assira, Chiesa siriaca e Chiesa cattolica siriaca, Chiesa etiope e Chiesa cattolica etiope, Chiesa copta e Chiesa cattolica copta, Chiesa cattolica armena, Chiesa caldea. La Chiesa cattolica maronita, che invece porta il nome del suo fondatore, san Maron, si colloca sulle montagne libanesi.
Il ritmo della storia e il pluralismo geografico che, nell’ottica dell’incarnazione, costituiscono il presupposto di tanta ricchezza di differenti espressioni ecclesiali, viene come paralizzato dallo status quo, un accodo imposto alle parti come unico punto di riferimento per la soluzione di contese, che dovessero sorgere tra i rappresentanti delle Chiese addetti alla cura del santuario del Santo Sepolcro, di quelli della tomba della Madonna e della basilica di Betlemme. Alla storia e alla funzione dello status quo viene dedicata la chiosa dell’introduzione.
In questo modo, gli autori della guida intendono fornire al pellegrino come un ausilio interpretativo, che lo disponga a superare «quell’amarezza e delusione» da cui potrebbe essere colto con la «constatazione della molteplicità e varietà dell’espressione liturgica, la comproprietà di alcuni dei santuari principali da parte di comunità religiose appartenenti a istituzioni ecclesiali giuridicamente e teologicamente separate, l’esistenza di uno Status Quo che regola meticolosamente non solo l’esercizio di atti riguardanti la proprietà ma anche il compiersi di funzioni liturgiche e paraliturgiche».
Le letture bibliche, i testi sulla tradizione cristiana e quelli per la liturgia messi a disposizione del pellegrinaggio, se considerati alla luce della complessità delle relazioni tra la Chiese, possono diventare stimolo per vivere responsabilmente la tensione verso una piena comunione ecclesiale.
Se poi, in una successiva edizione della guida, venissero inseriti excursus sulle tradizioni delle altre religioni abramitiche, l’ebraismo e l’islam, il pellegrinaggio in Terra santa potrebbe diventare anche esercizio di dialogo tra le religioni. La Gerusalemme delle tre religioni potrebbe offrire così, grazie al popolo dei pellegrini, parte integrante della singolarissima comunità ecclesiale che celebra la sua fede nei luoghi santi, un supporto alla stessa politica di internazionalizzazione della città santa e soprattutto di pacificazione del Medio oriente.
È urgente, infatti, che le Chiese e le religioni, unite nel considerare Abramo il padre della fede e della benedizione, si impegnino a riconoscere nel proprio patrimonio sapienziale il fermento di una politica della pace, e insieme del bene comune e della fraternità universale, nonché della piena comunione con tutte le creature, partecipi, esse pure, delle doglie del parto di un mondo nuovo.

di Giuseppe Buffon

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25 maggio 2019

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