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Sulle orme dello zar

· Putin a Versailles per inaugurare con Macron una mostra su Pietro il Grande ·

La storia si ripete. Esattamente trecento anni dopo il memorabile viaggio dello zar di Russia Pietro i in Francia, culminato con l’incontro con il giovanissimo re Luigi XV e la visita a Parigi e Versailles, anche il presidente francese Emmanuel Macron ha deciso di ricevere il suo omologo russo Vladimir Putin nella reggia dei Borbone. Ufficialmente, si è trattato del primo «incontro di lavoro» tra i due capi di Stato, terminato con la visita in anteprima di una mostra dedicata allo zar, al palazzo del Grand Trianon, poco distante dal castello.

Ma la scelta di un luogo così carico di simboli da parte del nuovo presidente francese rivela quanto da tre secoli siano particolari e decisivi i rapporti tra i leader delle due nazioni. E quale migliore occasione di una immersione nel passato con la mostra «Pietro il Grande uno zar in Francia» per chiarire l’attuale situazione delle relazioni fra Mosca e Parigi?

La visita alla mostra nel palazzo del Grand Trianon (Ap)

Come ricorda Mikhaïl Piotrovski, direttore generale del museo dell’Ermitage, che ha dato in prestito la maggior parte degli oggetti, quadri, vestiti esposti in mostra, «i viaggi di Pietro i in Europa sono stati un fattore determinante nella formazione della sua concezione del mondo e della sua aspirazione a far progredire la Russia affinché si avvicinasse e superasse il vecchio continente». Questi viaggi «hanno, sotto vari aspetti, determinato l’avvenire» prosegue Piotrovski, convinto che «anche le relazioni attuali e la percezione reciproca dei russi e degli europei si riallacciano in gran parte ai viaggi del futuro imperatore».

Dopo un soggiorno in Olanda, Pietro arriva a Parigi il 7 maggio 1717 e vi rimane fino al 20 giugno. Roger Portal, storico e biografo dell’imperatore russo, osserva che quella visita di Pietro in Europa occidentale è ben diversa dal suo primo viaggio compiuto vent’anni prima, viaggio durante il quale aveva tentato invano di farsi ricevere da Luigi XIV, il Re Sole. «Questa volta Pietro il Grande non viene per informarsi ma per concludere un’alleanza con Parigi. La sua curiosità è sempre accesa, ma il fondatore di San Pietroburgo non è più un apprendista come nel 1697, ma un capo di Stato venuto a discutere un trattato da pari a pari: non esita a far modificare i programmi stabiliti» prosegue Portal. Pietro i esige che il giovane Luigi XV gli faccia visita per primo, senza preoccuparsi delle precedenze, cioè «si impone meno brutalmente, senza orgoglio personale ma sempre attento a essere rispettato come il rappresentante di un grande stato».

Si possono individuare due volti del sovrano russo, aggiunge Catherine Pégard, presidente dell’ente nazionale in carica della gestione del castello, del museo e dei giardini di Versailles. Da un lato, quello del «bulimico riformatore», la cui insaziabile curiosità va verso tutto ciò che è novità; dall’altro «un monarca ormai ben insediato nella scena europea, che viene per misurarsi con l’eredità del Re Sole». La visita dei castelli circostanti Parigi, «monumenti della gloria reale e del fasto dei principi», occupa gran parte del suo tempo. Una priorità per lo zar, il cui significato è stato chiaramente percepito tre secoli dopo dal presidente Macron nel ricevere il suo ospite russo, il quale ha iniziato la conferenza stampa del 29 maggio confessando senza mezzi termini: «È la prima volta che vengo qui e sono molto impressionato dalla grandezza della Francia».

Dietro l’aspetto culturale della visita del 1717 c’era la diplomazia. Scriveva Voltaire: «Il viaggio dello zar in Francia fu utile per la sua unione con questo regno commerciante e dalla popolazione industriosa. Da allora Pietro elaborò un trattato commerciale con la Francia, che non riguardava solo gli scambi ma anche la pace nel nord». Allo stesso modo, l’incontro del 29 maggio tra Macron e Putin è destinato, secondo l’Eliseo, a «ricordare la lunga e profonda storia delle relazioni tra Francia e Russia».

Questo vertice ristretto di Versailles — a conclusione di una settimana molto intensa per Macron (riunione della Nato, pranzo con il presidente americano Donald Trump, incontro del g7 a Taormina) — aveva lo scopo di riaprire il dialogo con Mosca, ultimamente molto teso. Basti pensare al conflitto in Ucraina e alle frizioni diplomatiche dopo il rifiuto di François Hollande di vendere una serie di aerei da caccia Mistral alla Russia. Ma anche alla recente campagna elettorale: se Macron aveva sottolineato di non essere tra «quelli che sono affascinati da Vladimir Putin», con il quale «non condivide i valori», il Cremlino non aveva nascosto la sua preferenza per il candidato della destra François Fillon al primo turno, mentre successivamente il presidente russo aveva ricevuto a Mosca, in un colloquio fuori agenda la candidata del Front National, Marine Le Pen.

Il viaggio dello zar Pietro i in Francia si era concluso con una nota di speranza e un invito a collaborare. Secondo la testimonianza del barone Alessandro Tcherkassov, segretario personale del sovrano russo, prima di congedarsi dal giovane re di Francia, lo zar disse: «Mi auguro di tutto cuore che sua maestà cresca nel migliore dei modi e regni un giorno con gloria; forse verranno i tempi in cui avremo bisogno l’uno dell’altro e ci scambieremo reciproci servizi».

Trecento anni dopo, queste parole trovano un’eco nella dichiarazione di Vladimir Putin ai giornalisti: «Abbiamo soprattutto evocato le nostre relazioni bilaterali, e anche i problemi dolorosi nel mondo, abbiamo cercato di trovare dei punti di riavvicinamento». E «sono persuaso che gli interessi primordiali della Francia supereranno i punti di frizione», ha concluso il presidente russo, insistendo sulle relazioni economiche tra i due paesi.

da Versailles Charles de Pechpeyrou

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23 maggio 2019

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