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Sulle orme di Leonardo

· ​Le opere di Ulisse Sartini in mostra a Milano ·

Con umiltà e riverenza Ulisse Sartini intende far rivivere la sublime eco che scaturisce dalle opere di Leonardo da Vinci. Non si tratta, certo, di una gara a chi è più bravo: è piuttosto la nobile aspirazione a modellarsi su un genio per poter attingere, grazie anche ai propri stessi talenti, un livello d’arte di indubbio pregio. E tale aspirazione, Sartini, la soddisfa in pieno. 

«Omaggio alla Madonna dell’Annunciazione» (2018)

Lo testimonia la mostra allestita, fino al 13 gennaio, nella basilica di Santa Maria delle Grazie (Sacrestia del Bramante) a Milano, dal titolo Ulisse Sartini. La virtù della bellezza. Omaggio a Leonardo, a cura di Giovanni Gazzaneo, in occasione dei cinquecento anni dalla morte del maestro del Rinascimento. L’esposizione offre un ciclo di dipinti, realizzati nel 2018, ispirati ad alcuni capolavori leonardeschi, tra i quali figurano Monna Lisa, la Madonna dei fusi, l’Annunciata, la Belle Ferronière. «Le opere — scrive il curatore nel catalogo (Edizioni Crocevia, 2018) — rinascono non come copie impossibili dell’originale, ma come ritratti dal vero e opere sacre, che nelle atmosfere, nei tagli di luce, nei gesti delle mani, nei particolari dei panneggi del maestro del Rinascimento trovano una sorgente viva e inesauribile per un nuovo percorso creativo». La mostra prosegue il dialogo iniziato nel 2016 con l’esposizione della grande tela di Sartini, dedicata al mistero eucaristico, ora collocata nel Duomo di Piacenza, ispirata all’Ultima cena.
Nell’introduzione al catalogo, Antonio Paolucci, già direttore dei Musei vaticani, sottolinea che è possibile utilizzate i materiali figurativi della tradizione, a patto che si abbia «la stupefacente capacità tecnica» di Sartini, il quale, tra l’altro, si avvale di «una memoria prodigiosa». Il merito dell’artista piacentino, rileva Paolucci, sta nel non cadere in un banale e sterile «citazionismo» e, al contempo, di saper rielaborare, con eccelsi esiti artistici, il patrimonio di una straordinaria tradizione figurativa.
Scrivendo di Leonardo, Vasari evidenziava che «la natura volle tanto favorirlo che dovunque rivolse il pensiero, il cervello e l’animo, mostrò tanta divinità nelle cose sue che nel dare la perfezione di prontezza, divinità, bontade, vaghezza e grazia nessun altro mai gli fu pari». E sono proprio quella vaghezza e quella grazia a innervare le tele di Sartini, il quale — attraverso pennellate gestite con maestria e che mostrano un uso sapiente dello sfumato e dell’ineffabile gioco di luci e ombre — si pone in deferente e fertile dialogo con Leonardo.
Nel porre l’accento sul valore di tale dialogo lo storico d’arte Stefano Zuffi osserva che Sartini legge e interpreta le opere di Leonardo non per riprenderne la “maniera”, ma per renderle ancora del tutto attuali e contemporanee. «Con coraggiosa serenità — scrive Zuffi nel saggio del catalogo — l’artista piacentino di nascita e milanese d’adozione parte dai dipinti e da alcuni disegni di Leonardo per offrirne una rilettura di grandissimo fascino, in cui la memoria dell’antico si intreccia con una nuova sensibilità». Autentico tour-de-force di virtuosismo e di trasparenza sono i ritratti femminili. Di volta in volta, afferma Zuffi, Sartini reinterpreta i modelli leonardeschi, affrontando le varianti di ambientazione, di situazione emotiva, di composizione. Ecco allora che Ginevra Cenci, la Belle Ferronière, la Gioconda, la Dama con l’ermellino «ci vengono restituite in una chiave di assoluta contemporaneità, dimostrando una persistenza della bellezza al di là del tempo, delle mode, delle convenzioni».
È poi interessante e suggestivo confrontare gli esiti della pittura di Sartini con i disegni preparatori, da cui emerge ancora una volta l’attento studio dei prototipi nonché l’alta qualità tecnica del pittore. Sartini si dimostra dunque eccelso interprete delle suggestioni leonardesche nelle riletture di due opere a cavallo tra disegno e pittura: il cartone della Madonna con sant’Anna (conservato a Londra) e il sorridente volto femminile della cosiddetta Scapigliata, della Galleria nazionale di Parma.
Sartini, nel richiamarsi alle opere di Leonardo meravigliosamente incompiute, attua un metodo di composizione volto ad attenuare i sorrisi e a privilegiare espressioni colme di sensibile interiorità. Il risultato è una suggestione intrigante, carica di mistero.

di Gabriele Nicolò

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21 settembre 2019

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