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Sulle note
della convivenza

· L’istituto musicale «Magnificat» di Gerusalemme ·

Entrando nella città vecchia di Gerusalemme dalla Porta Nuova, subito a sinistra un grande cancello dischiude l’ingresso al convento di San Salvatore, la cittadella francescana sede della Custodia di Terra Santa. Percorrendo una breve discesa si entra nel primo cortile del convento. Spesso, dal primo pomeriggio in poi si ode un sottofondo di melodie accennate da strumenti diversi, che si intrecciano e poi si interrompono. Provengono dagli ambienti seminterrati del palazzo. Lì bambini e bambine, ragazzi e ragazze, si cimentano nello studio di un qualche strumento musicale sotto lo sguardo vigile e amorevole dei loro insegnanti. È l’Istituto Magnificat (www.magnificat.custodia.org), un laboratorio di musica, ma soprattutto di dialogo e di pace: uno dei fiori all’occhiello della presenza francescana in Terra Santa. Ci apre la porta padre Alberto Pari, entusiasta direttore della scuola.

Padre Alberto Pari

«Il prossimo anno celebreremo i 25 anni della scuola», esordisce. «Fu fondata nel 1995 da un altro frate francescano, padre Armando Pierucci. L’idea di fra Armando era quella di offrire non solo un’opportunità di formazione professionale, ma anche un ambiente dove sperimentare e promuovere il dialogo e la convivenza rispettosa e pacifica, che in questa terra a volte sembra così lontana». La scuola è infatti aperta a tutti: maschi e femmine, ebrei, musulmani e cristiani di ogni denominazione. Gli allievi oggi sono circa duecentoventi e una trentina gli insegnanti; si insegnano pianoforte, violino, viola, violoncello, organo e canto, chitarra classica, tromba, corno inglese e fagotto, oboe, clarinetto, flauto dolce e traverso, percussioni classiche, musica corale, solfeggio e storia della musica.

Dal 2003 la scuola è collegata con il Conservatorio musicale di Vicenza “Arrigo Pedrollo”. Inizialmente la collaborazione si esprimeva in un semplice supporto all’impostazione didattica, ma col tempo il legame si è sviluppato e strutturato. Grazie a una convenzione autorizzata dal ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (Miur), oggi l’Istituto Magnificat è autorizzato a rilasciare ai propri allievi titoli preaccademici e accademici di primo e secondo livello, riconosciuti in Europa e non solo.

Jamil Freij è stato il primo studente del Magnificat a completare il ciclo di studi certificato dal Conservatorio di Vicenza. Jamil, 28 anni, festeggia quest’anno un importante successo personale: è entrato a far parte del corpo docente della scuola e insegna solfeggio ai bambini più piccoli, a testimonianza di una scuola musicale che consolida la sua tradizione e si proietta nel futuro. Un’altra perla di questo fruttuoso anno accademico porta invece il nome di Mohammad AlSheikh, giovane allievo che si è aggiudicato il primo premio del concorso musicale “Rivolti al futuro” promosso da Kol HaMusica, la radio nazionale israeliana su cui si sintonizzano tutti gli appassionati di musica classica e che ogni anno individua i migliori talenti musicali del paese.

«È spesso diffusa l’idea sbagliata — dice padre Alberto Pari — che le iniziative che perseguono anche uno scopo sociale o benefico debbano scontare questa apertura al servizio con un’impronta dilettantesca, approssimativa, superficiale. Al contrario, quello che ci rende particolarmente orgogliosi è il livello di eccellenza che la nostra scuola ha raggiunto in tempi relativamente brevi». In effetti in poco più di vent’anni di esistenza il Magnificat, nonostante la concorrenza di altre prestigiose istituzioni locali, si è affermato come scuola di musica qualificata e apprezzata: la sua buona fama si estende giustamente oltre i confini della città di Gerusalemme.

Tutto ebbe inizio nel 1995, quando padre Armando Pierucci, già docente al conservatorio “Gioacchino Rossini” di Pesaro, venne trasferito a Gerusalemme per ricoprire il ruolo di organista della basilica del Santo Sepolcro. All’inizio si trattò di semplici lezioni private impartite a un gruppetto di studenti volenterosi, principalmente in funzione dell’accompagnamento musicale alla liturgia (e infatti la precedenza venne data alla preparazione del coro). Ma ben presto la cerchia degli studenti si allargò, e i locali dei sotterranei di San Salvatore, un tempo adibiti a mattatoio, divennero la sede di una vera e propria scuola di musica per bambini e giovani, dai 5 ai 25 anni.

«Già l’acquisto di uno strumento è spesso una spesa proibitiva per alcune delle famiglie. Per questo abbiamo sviluppato un sistema di supporto economico al pagamento delle rette, sostenuto dai fondi della Custodia di Terra Santa e da alcuni benefattori. È un sistema di borse di studio su base meritocratica, che premia le migliori performance e la partecipazione agli eventi pubblici fuori della scuola, non di rado anche fuori da Israele. Quasi l’80 per cento dei nostri studenti usufruisce di qualche aiuto economico. Ma sono convinto che in nessun modo la situazione economica di una famiglia debba condizionare o impedire la coltivazione di un talento musicale». Il coro della Custodia rimane uno dei pezzi forti del Magnificat, che i pellegrini possono apprezzare nelle celebrazioni liturgiche principali: durante la Pasqua, tra poco per la Pentecoste, e poi ogni Natale nella basilica della Natività a Betlemme. E per chi non potesse visitare la Terra Santa, è possibile ascoltare i virtuosismi di qualche gruppo del Magnificat — come il “Magnificat Vocal Ensemble”, o il “Knights Choir” — in qualcuna delle tournée che ogni anno vengono organizzate fuori da Israele. Tra quelle del corrente anno si annoverano concerti pre-natalizi a Viterbo e nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, in collaborazione con la Compagnia di San Giorgio; ma anche fuori dall’Italia, grazie alle associazioni di “Amici del Magnificat” sorte in Italia e in Svizzera. E infine rimane sempre la possibilità di ascoltare le registrazioni su cd, acquistabili anche attraverso il sito www.amicimagnificat.ch. «È un circuito virtuoso di sviluppo, che ci riempie il cuore di gioia», dice padre Alberto. E la gioia in effetti ce l’ha stampata in faccia: durante il nostro colloquio non ha smesso di sorridere. «Ma, ripeto, il successo più grande è l’essere riusciti a mettere insieme giovani di provenienze tanto diverse, che altrimenti non si sarebbero mai incontrati e avrebbero continuato a pensarsi con reciproca diffidenza e ostilità». «Vedete — conclude — il merito non è tanto nostro, quanto della musica. Ricordate il finale del film Il pianista, in cui l’ufficiale nazista e il pianista ebreo si aiutano reciprocamente in nome della comune passione per la musica? La musica è un linguaggio comune primordiale, sgorga dal cuore, non dalla mente. E dal cuore passano solo buoni sentimenti. Per questo la nostra scuola è creatrice di pace».

dai nostri inviati a Gerusalemme
Filippo Morlacchi e Roberto Cetera

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20 settembre 2019

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