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Sulle nostre ferite

· L’esortazione «Amoris laetitia» ·

Pubblichiamo, in forma di lettera indirizzata a Papa Francesco, una riflessione sull’esortazione apostolica Amoris laetitia scritta da Andreana Bassanetti, fondatrice di Figli in Cielo, comunità che dal 1991 si occupa del sostegno e del reciproco accompagnamento nel cammino cristiano delle famiglie che hanno vissuto la perdita di un figlio o di una persona cara.

Amatissimo Papa Francesco, con il cuore colmo di commozione e profonda gratitudine per il dono prezioso dell’esortazione Amoris laetitia, desidero farmi portavoce delle tantissime famiglie visitate dal lutto, incontrate dalla nostra comunità Figli in Cielo in questi venticinque anni di cammino nella Chiesa, per esprimerle il nostro più grande e sincero: grazie.

Mamme, papà, sorelle, fratelli, vedove, vedovi, fidanzate, fidanzati, nonni, parenti, amici. Tutti accomunati dalla stessa esperienza di dolore. Desiderosi della stessa consolazione. Tutti abbiamo sentito che la Chiesa non ci ha abbandonati. Nonostante i fermenti e le inquietudini per tematiche familiari impellenti e urgenti, lei, Santo Padre, non ci ha lasciati soli. Ci ha consolati. Per questo le siamo tutti molto molto grati.

Come un buon padre premuroso, ricco di tenerezza e di misericordia, ha ascoltato il lamento di chi ha perso un figlio, l’angoscia di chi ha lasciato una persona amata. In disparte, si è seduto con noi, nel nostro dramma, ha pianto con noi. Si è chinato sulle nostre ferite. Ha proteso la sua mano ferma e sicura, per invitarci a uscire dal tunnel buio della morte, a risalire dall’abisso in cui il dolore ci trattiene.

Ben consapevoli che la nostra è solo una prima lettura di contenuti densi e ricchi, da approfondire con calma, con le famiglie che vivono l’esperienza del lutto, con i pastori della Chiesa, sacerdoti e vescovi, che ci affiancano sin dalle origini nel nostro percorso, abbiamo cercato comunque di inoltrarci nel sesto capitolo, nella parte titolata «Quando la morte pianta il suo pungiglione».

Abbiamo sentito una prossimità, stretta, partecipe, che cresceva di parola in parola, già vissuta all’udienza generale del 17 giugno 2015, interamente dedicata al lutto in famiglia, alla quale ho avuto la gioia di partecipare, a cui è seguito un breve ma intenso colloquio con vostra Santità, l’intensa preghiera che recitava a occhi chiusi mentre teneva la sua destra sul mio capo. È stata la prima volta che un Papa ha svolto un’intera catechesi sul lutto. Tutte le famiglie, in particolare i genitori che perdono un figlio, il dolore più grande, le sono infinitamente grate.

Nella stesura del testo abbiamo riconosciuto le nostre comuni esperienze, gli argomenti che in genere trattiamo, i linguaggi familiari, le espressioni abituali, proprio quelle che usiamo nei nostri incontri, nelle condivisioni che facciamo. E questo ce lo ha fatto sentire ancora più vicino, ancora più nostro.

Espressioni di una Chiesa veramente madre. Viva, palpitante, accogliente, rassicurante, avvolgente. Proprio perché è viva e ama, dà voce ai propri figli, è capace di ogni comprensione, delicatezza, dolcezza, consolazione. Li aiuta ad avere uno sguardo più ampio di sé e del proprio caro, a scoprire la propria chiamata, la ricchezza che il Padre ha preparato per loro, a trovare la propria missione, proprio attraverso il lutto, proprio grazie al lutto. Li mette «sul moggio» come potenziali evangelizzatori, riflesso dell’amore del Padre che li ha eletti testimoni autentici e credibili di risurrezione.

Grazie alle parole di Amoris laetitia sentiremo d’ora innanzi, Santo Padre, la sua stessa voce umile e discreta al nostro fianco, confortarci e accompagnarci, fino a quando lo Spirito non riuscirà a farci ardere il cuore nel petto. Fino a quando tutti gli afflitti saranno consolati e la loro afflizione si cambierà in gioia. Quando vivremo in pienezza la gioia dell’amore.

Fino a quando chi ha la morte nel cuore potrà rinascere dall’alto, sostenuto e nutrito da quell’Amore che fa nuova ogni cosa, e che ci attira a sé in quell’abbraccio eterno in cui, già qui, possiamo «amare la persona reale che ora si trova nell’aldilà». Quell’Amore che, solo, può condurci a «un incontro differente» perché ci rende capaci «di ascoltare senza suoni e di vedere nell’invisibile» (n. 255).

Ancora grazie, grazie infinite, Santo Padre. Un abbraccio filiale, ideale, devoto di tutte le famiglie chiamate a questo particolare cammino. Le vogliamo un mondo di bene e le assicuriamo la nostra costante preghiera.

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19 ottobre 2018

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