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Sulle materie prime la crisi presenta il conto

· La crescita delle economie emergenti sta causando pesanti rialzi dei prezzi di oro, gasolio e frumento ·

I mercati lanciano l'allarme speculazione

I rincari delle materie prime condizionano i mercati. I Paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) stanno facendo sentire tutto il loro peso: per sostenere una corsa che sfida la crisi, le economie emergenti sono «affamate» di materie prime. E così nelle prime contrattazioni dell'anno il latte è rincarato del 10,60 per cento, lo zucchero del 27, 61, il cotone del 90,94, il frumento del 92, 38. Scatta in avanti non solo l'oro, che fa segnare un più 26,30 per cento, ma anche il gasolio (più 22,78) il mais (più 64,40), la farina (più 47,41) e altri elementi fondamentali.

La crisi del debito in Europa continua a tenere sotto pressione la moneta unica, che ha chiuso il 2010 con un ribasso del 6,5 per cento contro il dollaro, e ad alimentare la fuga dal rischio con gli acquisti che si concentrano proprio sulle materie prime. Si tratta infatti d'investimenti sicuri, che mettono al riparo anche dagli scossoni sul valutario e dal rischio di surriscaldamento dell’inflazione. Tuttavia, gli analisti hanno già lanciato l'allarme per nuove forme di speculazione finanziaria e per le conseguenze che i rincari delle materie prime potrebbero avere a livello dell'economia reale.

Così, nonostante la chiusura di alcuni mercati importanti, come la piazza di Londra, la nuova corsa all’oro spinge le quotazioni verso i massimi: dopo aver chiuso il 2010 con un rialzo del 30 per cento, il più forte dal 2007, il metallo prezioso è risalito ieri sopra la quota 1.420 dollari all’oncia, avvicinandosi al record toccato il 7 dicembre a 1.432,50 dollari.

Ai massimi da trent'anni l’argento: il prezzo è salito a 31,275 dollari l’oncia, la quotazione più alta da marzo 1980, dopo che nel 2010 ha segnato un più 83 per cento. E tra i metalli industriali è record per il rame a 4,4980 dollari la libbra mentre il palladio è ai massimi da marzo 2001 (a 807,90 dollari l’oncia) e il petrolio supera i 92 dollari al barile come non accadeva da ottobre 2008. Stando alle stime 2011, l’utilizzo globale di greggio salirà dell’1,7 per cento. Gli analisti sono convinti che il petrolio è uno dei migliori investimenti e che l’Opec dovrà aumentare la produzione.

E intanto l’euro ieri è scivolato a quota 1,33 dollari per poi recuperare sul finire degli scambi europei a 1,3370. Il mercato tiene sotto osservazione i deficit di Spagna, Portogallo e Italia e per Bnp Paribas l’euro si indebolirà nel primo trimestre per «l’incapacità delle istituzioni europee» i cui sforzi contro la crisi sono arrivati solo «alla vigilia del crollo verticale». A difesa dell’euro è scesa in campo anche la Cina: il vice premier Li Keqiang è oggi in Spagna, prima tappa della visita di tre giorni in Europa che lo porterà anche in Gran Bretagna e Germania. Pechino ha già garantito che continuerà ad acquistare bond spagnoli per contrastare gli attacchi speculativi e aiutare il Paese iberico a finanziarsi, uscendo così dalla crisi.

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