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Sulle frontiere della formazione

· Il cardinale Sandri apre i lavori della plenaria della Roaco ·

Il dramma delle migrazioni di massa, dei rifugiati e dei profughi, molti dei quali «figli e figlie dell’Oriente cristiano, accolti in Europa, Canada, Stati Uniti d’America o Australia», non può essere «adeguatamente gestito, oltre che sul piano socio-assistenziale di competenza dei governi», se non da una pastorale che tenga conto «del singolare patrimonio liturgico, teologico e disciplinare di cui essi sono portatori». Lo ha detto il cardinale Leonardo Sandri nella prolusione che martedì mattina, 14 giugno, ha aperto in Vaticano l’ottantanovesima sessione plenaria annuale della Riunione delle opere di aiuto per le Chiese orientali (Roaco).

Barca di migranti diretti in Australia incagliata sulla spiaggia indonesiana di Lhoknga  (Epa)

Proprio sottolineando l’importanza della dimensione pastorale di fronte al fenomeno migratorio, il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali ha proposto di cominciare con l’invio «di almeno un presbitero per regione ecclesiastica latina, almeno quelle dove la presenza orientale è ora più forte». Ciò dovrebbe essere sentito come «un dovere, che si trasformerà in una ricchezza, perché capace di far percepire l’unità nella molteplicità, la dimensione di sinfonia e di comunione che rende bella l’unica sposa di Cristo».

Il cardinale ha poi ricordato l’afflato ecumenico di Giovanni Paolo II espresso nella lettera apostolica Orientale lumen e ha fatto riferimento alla progressione nel cammino formativo di tutti: questa — ha spiegato — «sarebbe uno degli strumenti reali» per cui la proposta di creare ordinariati, esarcati o eparchie in Europa come nelle Americhe o in Australia non «verrebbe presa come una sorta di indebita rivendicazione di diritti ancestrali», ma come una risposta nel presente «ai bisogni ecclesiali dei fedeli costretti ad emigrare e bisognosi di essere accolti come a casa anche dal punto di vista ecclesiale».

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19 settembre 2019

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