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Sulle coste libiche si continua a morire

· ​Progetti europei in alternativa alle migrazioni illegali ·

Si continua a morire nel Mediterraneo. Quarantuno corpi di migranti sono stati ritrovati sabato scorso sulle spiagge libiche di Sabrata, annegati dopo essersi affidati a un barcone. Dalla municipalità di Sabrata, città costiera a 70 chilometri ad ovest di Tripoli, fanno sapere che i corpi, individuati da un gruppo di volontari, sono stati trasferiti in un centro di medicina legale per il prelievo del dna. Poi saranno sepolti. Sembra siano morti cinque o sei giorni fa. 

Gruppo di migranti soccorsi nel porto libico Tagiura (Afp)

Le autorità libiche confermano che il tragico fenomeno dei migranti morti è in costante aumento: ogni giorno vengono ritrovati uno o due corpi nello stesso lungo tratto di zona costiera. I mesi estivi si confermano i più tristemente “redditizi” per i trafficanti di esseri umani che dal 2011, sfruttando il caos politico seguito alla fine di Gheddafi, fanno fortuna sulla pelle delle migliaia di persone in fuga ogni anno dalla guerra e dalla povertà in diversi Paesi africani.
Su questo fronte, l’operazione messa in atto dall’Unione europea, denominata Sophia e nata un anno fa, con il concorso di 24 Paesi, fino al mese scorso ha intercettato 170 imbarcazioni, salvando 17.000 vite in mare e ha fermato almeno 75 scafisti. I salvataggi proseguono in modo incessante soprattutto nel canale di Sicilia: oltre 7000 soltanto nell’ultima settimana da parte di mezzi militari italiani. Purtroppo, nei primi sei mesi del 2016, sono circa 3000 le persone che hanno perso la vita mentre cercavano di raggiungere l’Europa, secondo le stime dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim). Sono mille in più rispetto allo stesso periodo del 2015. E il principale Paese di partenza si conferma la Libia.
Ma non c’è solo il fronte libico e non c’è solo l’aspetto tragico delle migrazioni. Proprio per creare alternative alle rotte clandestine, l’Unione europea ha deciso di finanziare il progetto messo a punto con le autorità tunisine intitolato «Lemma, Insieme per la mobilità». Viene presentato martedì a Tunisi alla presenza dell’ambasciatore dell’Unione europea in Tunisia, del ministro degli Affari sociali, e dei rappresentanti dei sette Paesi europei partner (Belgio, Spagna, Francia, Italia, Polonia, Portogallo e Svezia). Il progetto, da cinque milioni di euro e della durata di tre anni, cerca di sostenere la migrazione per motivi di lavoro e la mobilità professionale, attraverso una cooperazione accresciuta tra capitali europee e Tunisi. Ciò nonostante, il progetto punta anche a rafforzare le capacità delle autorità tunisine e delle organizzazioni della società civile di sostenere il reinserimento delle persone che decidono di tornare nel Paese di origine.

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