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​Sulle bianche scogliere di Dover

Per i suoi cent’anni la cantante inglese Dame Vera Lynn non avrebbe potuto ricevere dono più gradito: con un sapiente gioco di luci il 20 marzo, giorno del compleanno, è stato proiettato, sulle bianche scogliere di Dover, il suo volto di ventenne. E il luogo, già famoso di per sé, non è stato scelto a caso: era infatti il 1942, ovvero durante la seconda guerra mondiale, quando venne inciso uno dei suoi maggiori successi, The White Cliffs of Dover. La sua voce vellutata seguiva, come un ricamo, il volo dei bluebirds (uccelli azzurri), e ne elogiava la grazia e il candore come contraltare all’infuriare delle bombe. E fu proprio nel corso del conflitto che Lynn si fece particolarmente apprezzare portando conforto, con le sue canzoni, ai soldati inglesi che combattevano al fronte. Oltre a Sincerely Yours, spicca la canzone We’ll Meet Again, che in quei drammatici anni divenne un riferimento e un incoraggiamento per tutte quelle persone che, unite dall’amore e dagli affetti, erano state separate dalla guerra e che anelavano a ricongiungersi. Al termine del conflitto, ricorda «The Times», fu insignita di due prestigiosi riconoscimenti: il British War Medal e il Burma Star. Lynn aveva cominciato a cantare a sette anni, stupendo tutti per la capacità, pur in tenera età, di interpretare i soggetti delle canzoni modulando ad arte la sua bellissima voce. Per il suo compleanno è stato inciso un album che raccoglie i maggiori successi e che, in Gran Bretagna, ha già stabilito un record di vendite. Rivolgendo lo sguardo al passato, Lynn ha detto che quelle bianche scogliere di Dover erano «l’ultima cosa che i nostri valorosi soldati vedevano prima di andare in guerra, non sapendo se sarebbero tornati in patria vivi». E ogni volta che il pensiero va a quelle scogliere, «una lacrima — confessa — mi riga le guance». Ma c’è spazio anche per un sorriso, quando ricorda che il suo primo, e unico, insegnante di canto, dopo aver udito qualche gorgheggio, le sconsigliò di intraprendere la carriera di cantante. «Avevo otto anni — rammenta — e da quella volta non l’ho più rivisto. Chissà se in tempo di guerra gli capitò di accendere la radio e di ascoltare la mia voce. Probabilmente l’avrà ascoltata, ma non l’avrà riconosciuta».(gabriele nicolò)

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