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Sulla stessa lunghezza d’onda

· Il patriarca Bartolomeo alla delegazione della Santa Sede giunta al Fanar per la festa di sant’Andrea ·

Crediamo nel potere della comunicazione personale, che instaura solidi vincoli spirituali. È per questo che anche noi continuiamo la benedetta tradizione del nostro venerabile predecessore Atenagora, il cui incontro con Papa Paolo VI a Gerusalemme nel gennaio 1964 è stato descritto come «l’evento più importante nella storia della Chiesa dopo la Riforma». Di fatto, quello storico incontro dei primati a Gerusalemme ha portato a un sostanziale cambiamento di atteggiamento nelle relazioni tra ortodossi e cattolici romani, accelerando l’inizio del loro dialogo teologico.

Quest’anno la Commissione mista internazionale per tale dialogo teologico ha un nuovo co-presidente ortodosso, l’arcivescovo Job di Telmessos, che succede al metropolita Giovanni di Pergamo, uno tra i più importanti teologi del nostro tempo. Come sottolineato dal primo co-presidente ortodosso della Commissione mista per il dialogo teologico tra le nostre Chiese, l’arcivescovo Stylianios d’Australia, in quanto supremo impegno spirituale il dialogo teologico «non esige soltanto un accompagnamento costante nella preghiera sia prima sia dopo il dialogo stesso. Di fatto il dialogo è, in sé e di per sé, la forma più sacra di preghiera». La vostra presenza qui, carissimi fratelli da Roma, in questa gioiosa festa della Chiesa di Costantinopoli, in cui si commemora il primo chiamato tra gli apostoli e martire della verità sant’Andrea, è in sé e di per sé un contributo alla questione del dialogo tra le nostre Chiese, che era e continua a essere un dialogo di amore nella verità e di verità nell’amore.

Siamo particolarmente lieti del fatto che, accanto al nostro dialogo teologico, ci siano iniziative comuni che realizzano e dimostrano la missione sociale della Chiesa di Cristo, le quali servono a loro volta a sostenere il dialogo e a promuovere tradizioni spirituali e caritative comuni. È convinzione di sua santità Papa Francesco e anche nostra che il problema della riconciliazione e della pace, della giustizia e della solidarietà, non può essere risolto — e le ricerche esistenziali più profonde dell’umanità non possono essere soddisfatte — senza il contributo della fede nel Dio vivente. L’attuale allontanamento dalla tradizione cristiana nelle società secolari non fa altro che accelerare la crescita della gratificazione e la diminuzione della compassione. Con Papa Francesco condividiamo le stesse preoccupazioni, gli stessi obiettivi e gli stessi atteggiamenti per quanto riguarda la risposta da dare alla crisi umanitaria e sociale del presente. Entrambi sottolineiamo il contenuto sociale della libertà, dell’amore e della solidarietà; entrambi poniamo l’enfasi sulle relazioni e non sull’isolamento, sull’essere e non sull’avere, sulla fratellanza e non sull’avidità. Resistiamo a qualsiasi idealizzazione dell’individualismo e del consumismo. Cerchiamo un mondo più giusto, il rispetto dei diritti umani e specialmente il diritto alla libertà di religione.

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17 settembre 2019

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