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Sulla Nigeria l’ombra dell’estremismo islamico

· Benedetto XVI chiede di fermare le violenze ·

Si sono rivelate gravissime, con centocinquanta morti accertati, le conseguenze degli attacchi sferrati durante il fine settimana nel nord est della Nigeria dal gruppo di matrice fondamentalista islamica Boko Haram, che si ispira ai talebani afghani (il nome significa letteralmente «no all’educazione», in riferimento a quella considerata espressione della cultura occidentale).

La gravità della situazione è stata sottolineata ieri all’Angelus dal Papa, il quale ha lanciato un appello per fermare le violenze nel più popoloso Paese dell’Africa.

Nella comunità internazionale c’è forte inquietudine per questa recrudescenza, la più sanguinosa da molti mesi a questa parte, in regioni dove pure non si è mai davvero consolidata la convivenza tra comunità diverse e la stessa appartenenza religiosa è stata più volte portata a pretesto di scontri e conflitti. Tra l’altro, diversi osservatori sostengono che negli ultimi mesi ai membri di Boko Haram si siano aggiunti miliziani sbandati di gruppi islamisti provenienti da diverse zone dell’Africa.

Tutti gli attentati — che hanno avuto come bersaglio sedi della polizia, caserme dell’esercito e diverse chiese cristiane, ma anche alcune moschee — sono stati rivendicati, in un messaggio inviato agli organi di stampa, da un portavoce del gruppo, Abul Qaqa. Nel messaggio si afferma l’intenzione di continuare a colpire quelle che vengono definite le formazioni del Governo federale.

Il maggior numero di vittime c’è stato a Damaturu, la capitale dello Stato di Yobe, dove gli assalitori hanno fatto deflagrare cariche esplosive nel quartier generale della polizia, in diversi commissariati e caserme e in sei chiese. Un corrispondente dell’agenzia France Presse, arrivato sul posto, ha riferito di aver contato 97 corpi di persone uccise. L’agenzia aggiunge testimonianze di funzionari di polizia che hanno partecipato al recupero dei corpi delle vittime e secondo i quali decine di altri morti erano già stati portati via dalle famiglie. Gli ospedali della città hanno prestato cure a centinaia di persone rimaste ferite.

Posti di polizia e chiese sono stati attaccati anche a Maiduguri, capitale del vicino Stato di Borno e base tradizionale di Boko Haram.

Negli Stati di Yobe e Borno è stata rafforzata la sicurezza, ma la situazione è talmente critica che il presidente nigeriano Goodluck Jonathan, che si stava recando nel suo Stato natale di Bayelsa per partecipare alle nozze del fratello, è stato costretto a tornare indietro.

Ad accrescere l’allarme è giunto ieri un comunicato dell’ambasciata statunitense in Nigeria. La sede diplomatica riferisce di aver avuto informazioni che Boko Haram sta preparando attentati anche contro alberghi della stessa capitale federale Abuja.

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16 ottobre 2019

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