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Sulla linea
di san Michele

· Diario di viaggio in Cornovaglia ·

 Una linea immaginaria sulla carta geografica può essere tracciata da sud verso nord partendo dal santuario di Monte Sant’Angelo in Puglia passando per la Sacra di San Michele in Piemonte e arrivando a Mont Saint-Michel in Normandia. Per chi voglia soffermarsi su tale rettilineo percorso le sorprese sono assicurate. La prima è che l’ardita costruzione della basilica piemontese sul monte Pirchiriano si trova esattamente a metà strada tra la Puglia e la costa normanna, la seconda è che la linea di San Michele non si ferma in Francia.

Saint Michael’s Mount

Guardando Saint Michael Mount dalla costa della Cornovaglia non si è mai sicuri che si tratti di un’isola o di una penisola. Giunti da est a piedi lungo la costa nel primo mattino l’abbiamo scoperto: è un’isola e l’attesa di una barca è stato il momento propizio per riflettere. «Vuoi vedere che se prolungo la linea sulla cartina verso nord arrivo esattamente qui?».

La conferma geografica è arrivata puntuale, come la marea che regola la vita dei pescatori e dei turisti sulle splendide coste inglesi: Saint Michael Mount — fratello minore ma non per questo meno scenografico del suo omonimo francese — è la quarta tappa dedicata a San Michele lungo una linea che permette di intersecare i quattro siti.

Nella conquista normanna del 1066, l’ultima che portò un esercito sulle spiagge inglesi, Guglielmo recò con sé alcuni monaci di Mont Saint- Michel e furono loro a fondare Saint Michael Mount sulla piccola isola ispirandosi al proprio monastero.In un mattino rosa di nuvole che corrono nel vento per scomparire in un mare freddo e trasparente i sentieri lungo la costa in questa parte di Inghilterra del sud ovest offrono la possibilità di riflettere sulla storia che con le sue onde ha lambito questi scogli, alle volte con frangenti minacciosi altre volte solo tentando di superare quel fossato naturale che da sempre è il canale della Manica, rigorosamente English Channel se visto da qui.

Poco rimane però di quella fondazione: solo una minuscola chiesa, dedicata ovviamente a san Michele, si annida nella parte più intima del castello che nei secoli ha soppiantato l’abbazia divenuta residenza privata, quella che si visita oggi.

Un piccolo resto di una grande storia, un piccolo tesoro che si rischia di trascurare se non lo si cerca. Come la chiesetta di Breage, anonimo villaggio vicino a Porthleven, dedicata a santa Breaca, una monaca irlandese giunta in Cornovaglia nel v secolo per evangelizzare le popolazioni locali, o come l’abbazia di Buckland nascosta nei boschi vicino a Plymouth e anch’essa demolita dal ciclone di Enrico viii e di cui ancora si può visitare il granaio dei monaci. Sic parvis magna recitava il motto di Sir Francis Drake, proprietario di Buckland Abbey per dieci anni sul finire del XVI secolo: dalle piccole le grandi cose.

di Ferdinando Cancelli

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20 novembre 2019

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