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Sulla Libia
un successo a metà

· ​Le conclusioni del vertice di Palermo ·

La sessione plenaria della conferenza sulla Libia a Palermo (Epa)

La Conferenza internazionale sulla Libia si è conclusa ieri a Palermo con la garanzia di una tregua tra i diversi protagonisti della scena politica nazionale — almeno fino alle prossime ipotetiche elezioni — e la conferma che si seguirà la road map elaborata dall’inviato delle Nazioni Unite in Libia Ghassan Salamé per il futuro del paese nordafricano. E c’è una buona possibilità sul fatto che la conferenza nazionale prevista sul suolo libico, primo passo stabilito dal testo dell’Onu per le elezioni, si possa svolgere in gennaio. Si tratta di «premesse importanti» per la stabilizzazione della Libia che non prevedono alcuna «soluzione imposta ai libici» ha sottolineato il presidente del consiglio dei ministri italiano Giuseppe Conte, ribadendo che «spetta ai libici decidere del proprio futuro». «L’Onu deve rimanere la stella polare del processo di stabilizzazione della Libia» ha inoltre osservato Conte. Nel corso della conferenza stampa finale, Salamé si detto dal canto suo più fiducioso sull’impegno dei libici a risolvere la crisi e ha sottolineato che la conferenza nazionale sarà resa più facile dalla conferenza di Palermo, grazie «al sostegno unanime» dei diversi attori libici e all’impegno chiaro dei libici a partecipare alla conferenza.

Nonostante Conte e Salamé abbiano parlato di un «successo», simboleggiato dalla stretta di mano tra Fayez Al Sarraj, il capo del governo di accordo nazionale libico, riconosciuto dalla comunità internazionale, e il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, molti osservatori si sono detti più perplessi. Il vertice è stato intralciato fin dall’inizio dalle persistenti divisioni tra partecipanti libici da un lato e tra paesi implicati nella ricerca di una soluzione della crisi in Libia dall’altro. E il governo italiano ha dovuto far fronte al boicottaggio di due protagonisti di rilievo, il generale Haftar, che ha finito per disertare il summit, e la delegazione turca che due ore dopo ha deciso a sua volta di lasciare Palermo con anticipo. Il generale libico aveva tuttavia accettato di partecipare a un incontro ristretto martedì mattina con i rappresentanti di alcuni paesi, tra cui Egitto, Russia, Algeria, Tunisia e Francia.

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16 dicembre 2019

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