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Sulla Brexit
Theresa May tira dritto

· ​Nonostante le critiche interne ai Tory il premier britannico ribadisce la sua linea ·

Il premier May in conferenza stampa (Reuters)

 «Ciò che stiamo facendo è negoziare un accordo che ci permetterà di riprendere il controllo dei nostri confini e di mettere fine alla libertà di movimento una volta per tutte, nonché di riprendere il controllo sui nostri soldi, una vasta somma di denaro che non sarà più versata all’Ue ogni anno». Così il premier britannico, Theresa May, è tornata questa mattina a difendere la sua linea sulla questione Brexit, a meno di 24 ore dalle dimissioni di tre ministri in polemica per l’accordo raggiunto con l’Ue. Nonostante le polemiche interne al partito conservatore e le voci su una possibile mozione di sfiducia, il premier tira dritto, esclude un secondo referendum e chiede ai suoi fedelissimi di serrare i ranghi. «Credo con ogni fibra del mio essere» che l’intesa sulla Brexit raggiunta con Bruxelles sia «quella giusta» ha detto May. Un segnale positivo per May è giunto sempre questa mattina, con la decisione del ministro dell’ambiente, Michael Gove, di non dare le dimissioni, smentendo così le indiscrezioni in senso contrario circolate nelle ultime ore che lo vedevano pronto ad abbandonare l’esecutivo.

Intanto, l’ala più dura del partito Tory si prepara al contrattacco: sarà martedì 20 novembre — dice la stampa britannica — il giorno in cui verrà presentata una mozione di sfiducia nei confronti del premier a causa dell’accordo con l’Ue. Ieri si è detto favorevole alla mozione John Whittingdale, ex ministro della cultura nel governo di David Cameron, il quale ha confermato d’aver inviato una lettera a sostegno della mozione al comitato 1922, l’organismo interno che sovrintende alle procedure per l’elezione del leader del partito. Il presidente del comitato, Graham Brady, ha tuttavia affermato di non essere ancora al corrente del raggiungimento del quorum necessario, a dispetto di indicazioni che lo danno già per superato.

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