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Sulla Brexit
non c’è ancora chiarezza

· ​Mentre si parla di fuga di talenti dal Regno Unito ·

«Il tempo passa rapidamente e su alcune questioni oggetto di negoziati non c’è ancora una posizione chiara di Londra». Ha spiegato così la sua preoccupazione Michel Barnier, capo negoziatore per l’Unione europea. Lo ha fatto ieri all’avvio del terzo round di colloqui sulla Brexit che dovrebbe concludersi giovedì, chiedendo alla controparte, David Davis, di «iniziare a negoziare seriamente». Davis ha risposto chiedendo immaginazione e flessibilità all’Ue e ricordando che il governo di Theresa May ha prodotto «un ampio numero di documenti negoziali, che sono frutto di duro lavoro negli ultimi 12 mesi». Secondo Barnier, il governo di Theresa May, pur avendo fatto dei passi avanti nella direzione di Bruxelles, non ha ancora svelato tutte le sue carte. Barnier ha ribadito che i Ventisette e l’Europarlamento sono «uniti» nel ritenere che non ci saranno trattative sulle relazioni future tra il Regno Unito e l’Unione almeno ofino a quando non saranno fatti «sufficienti progressi sulle tre questioni fondamentali: diritti dei cittadini, obblighi finanziari di Londra e rapporti con l’Irlanda. Sui diritti dei cittadini, l’Ue vuole chiarimenti sullo status di cui beneficeranno i cittadoni dell’Unione europea residenti nel Regno Unito. Secondo quanto riporta oggi la stampa britannica, la questione è urgente anche per Londra. Si parla di «esodo post-Brexit» considerando una ricerca, condotta dalla società di consulenza Kpmg su duemila lavoratori provenienti dall’Ue, che ha messo in luce il pericolo di una vera e propria «fuga di cervelli». «Indipendente, molto richiesto, ben istruito e giovane» è il cittadino dell’Ue che si appresta a partire dopo la Brexit e la stampa la definisce una perdita di «talenti» in particolare nei settori dell’ingegneria, dell’informatica, del’edilizia edile e della finanza.

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18 settembre 2019

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