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Sulla Brexit
muro contro muro

· ​L’Ue dice no alla richiesta britannica di rinegoziare l’accordo ·

Rischia di finire in un vicolo cieco la complessa vicenda della Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Meno di 24 ore dopo il voto a Westminster che ha consegnato al premier britannico, Theresa May, il mandato di rinegoziare l’accordo raggiunto pochi mesi fa, Bruxelles ha replicato senza mezzi termini che modificare, anche solo parzialmente, quell’intesa, non è possibile. Si fa sempre più concreta, dunque, l’ipotesi di un “no deal”, cioè una Brexit senza alcun accordo, il che comporterebbe la conseguenza che tutti maggiormente temono: il ripristino di un confine chiuso tra Irlanda e Irlanda del Nord, un colpo durissimo agli accordi del Venerdì Santo che nel 1998 posero fine ai cosiddetti “troubles”. «Il voto di ieri a Londra ha acuito il rischio di un’uscita non ordinata e quindi dobbiamo continuare a prepararci per tutti gli scenari, anche i peggiori» ha detto il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, tra i principali sostenitori dell’accordo. «L’accordo non sarà rinegoziato. May aveva dato il suo impegno personale per evitare un ritorno a una frontiera dura con l’Irlanda, ma nessuna rete di sicurezza potrà mai essere sicura se è a durata determinata» ha aggiunto Juncker. Toni più duri sono stati usati dal capo negoziatore Ue, Michel Barnier, che in un’intervista ha denunciato il «gioco dello scaricabarile» tra le forze politiche britanniche, chiedendo maggiore responsabilità. L’Europa — ha detto — «ha sempre negoziato con e non contro la Gran Bretagna». Ieri, inoltre, la Commissione ha adottato tre nuove misure che tutelano gli studenti Erasmus, le pensioni dei cittadini che hanno lavorato in Gran Bretagna e i pagamenti per i programmi Ue dal bilancio 2019. Londra ha commentato senza scomporsi il no di Bruxelles. «I fatti sono chiari. L’Ue — ha affermato un portavoce di Downing Street — dice di volere che usciamo con un accordo. Noi vogliamo un accordo. Ma l’accordo che avevamo trovato è stato respinto per 230 voti».

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20 marzo 2019

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