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Sulla Brexit Johnson
pronto a ricorrere
alle elezioni anticipate

· Voto in parlamento sulla mozione laburista per chiedere il rinvio dell’uscita dalla Ue ·

Il primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson, ha confermato ieri, dopo una riunione urgente di gabinetto, di «non voler rinviare la scadenza per la Brexit», fissata al 31 ottobre. Lo ha dichiarato nel suo discorso alla vigilia del voto oggi in Parlamento sulla legge proposta da un gruppo di parlamentari, sia laburisti sia conservatori, che, se approvata, obbligherà Johnson a trovare un accordo con l’Unione Europea per la Brexit al Consiglio europeo di ottobre, oppure a chiedere un rinvio della data del 31 ottobre, quella prevista per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, dopo il primo rinvio: era prevista infatti inizialmente il 29 marzo. Anche se Johnson ha smentito, i media britannici e i commentatori sono convinti che, se oggi pomeriggio dovesse passare la mozione, il premier chiederà le elezioni anticipate per il 14 ottobre.

Il premier britannico Boris Johnson  (Afp)

La legge è pensata per evitare una Brexit senza accordo, considerata un’eventualità disastrosa da molti osservatori e invece auspicata da Johnson. Da tempo si ipotizza che quest’ultimo possa voler passare da nuove elezioni per cambiare i rapporti di forza nel Parlamento britannico aumentando la maggioranza dei parlamentari a favore di una Brexit senza accordo, magari legandosi al Brexit Party, il partito di Nigel Farage. Con un Parlamento sbilanciato a proprio favore, per Johnson sarebbe più facile chiedere un mandato per rinegoziare l’accordo – cosa che però l’Ue smentisce da mesi di voler fare – oppure andare incontro all’uscita del Regno Unito dall’Ue senza alcun accordo. In questo caso, si tratterebbe di approvare una serie di leggi di emergenza.

Il premier ha dichiarato che «i deputati Tory che voteranno per cercare di ritardare l'uscita senza accordo taglieranno le gambe alla posizione negoziale del Regno Unito». Ha invitato quindi a «sostenere il governo e non l'inutile ritardo del leader laburista Jeremy Corbyn». Poi ha aggiunto che «non vi sono circostanze in cui chiederà a Bruxelles un rinvio».

Parlando sullo sfondo degli slogan ostili dei manifestanti che protestavano all'imbocco di Downing Street, Johnson ha ribadito dunque di non essere disposto «in nessuna circostanza» a chiedere ulteriori rinvii della Brexit, finché sarà lui primo ministro, e ha ripetuto che l'uscita dell'Ue deve avvenire il 31 ottobre «senza se e senza ma».

Johnson ha ribadito anche ieri di essere convinto che ci sia margine per stralciare dall’accordo raggiunto con l’Ue sulla Brexit il backstop, il sistema di garanzia previsto in caso di Brexit no deal per tutelare il confine irlandese.

Al momento gli scenari possibili sembrano essere i seguenti: Londra e Bruxelles non trovano altra intesa e il Regno Unito lascia l'Ue senza un accordo di recesso il 31 ottobre. Questo scenario è particolarmente temuto dagli ambienti economici per un eventuale crollo della sterlina, un picco dell'inflazione o addirittura una recessione, con il ripristino dei dazi doganali e lo spettro della carenza di prodotti alimentari, benzina e medicine. Altra ipotesi: i parlamentari britannici votano la legge che obbliga il governo al rinvio della data di uscita del Regno Unito dall'Ue, per evitare la brutale scadenza del 31 ottobre. In questo caso, i deputati devono agire molto rapidamente per legiferare prima della sospensione del Parlamento, dalla prossima settimana fino al 14 ottobre, decisa da Boris Johnson.

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