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​ Sulla bilancia di Dio

· ​Misericordia e giustizia ·

In Dio come coesistono giustizia e misericordia? I rabbini si esprimono così: «La questione è simile a un re che aveva alcuni calici vuoti. Il re disse: “Se vi verso acqua calda, esploderanno; se vi metto acqua fredda, si creperanno. Quindi il re miscelò acqua fredda con acqua calda e la versò nei calici, i quali rimasero intatti. Allo stesso modo — Dio disse — se creassi il mondo con l’attributo della misericordia, il peccato si moltiplicherebbe; se lo creassi con l’attributo della giustizia, come potrebbe sopravvivere? Dunque, lo creerò con entrambi, così che possa sopravvivere”». Il concetto rabbinico dei “due attributi” di Dio fu introdotto nella tradizione cristiana siriaca primitiva con i due termini, leggermente modificati, di “diritto” e “grazia”. Nel iv secolo il grande poeta Efrem scriveva così, rivolgendosi a Dio: «I due piatti della tua bilancia sono il diritto e la grazia; come e quando saranno bilanciati tu solo lo sai. Quando sono sbilanciati, essi sono comunque bilanciati, dal momento che non sono separati in rapporto all’unico Signore di tutto». 

Isacco il Siro, o Isacco di Ninive, che scriveva nel tardo vii secolo, deve essere stato ben consapevole di questa tensione tra il diritto di Dio e la sua grazia, ma la sviluppa in un modo a lui proprio, sostituendo abitualmente “grazia” con “misericordia” e, invece di bilanciarla con il diritto, pone occasionalmente i due termini in contrasto, solitamente in un contesto escatologico; in questi casi egli intende il termine “diritto” più nel senso della “rettitudine”, o persino di “giustizia rigorosa”.
Per Isacco la reale caratteristica di Dio nelle sue azioni nei confronti dell’umanità è la misericordia, ed egli ama citare a questo proposito il Salmo, 145 [144], 17: «Egli è misericordioso in tutte le sue opere».
Per Isacco è il carattere assolutamente sorprendente dell’amore di Dio a essere regolarmente il punto di partenza delle sue riflessioni. Un aspetto importante di questo amore da parte di Dio è che esso è un amore costante e uniforme, che non muta mai. Nei riguardi degli esseri umani tale amore abbraccia allo stesso modo i buoni e i cattivi. Isacco spiega ciò dicendo che l’oggetto dell’amore di Dio che si spande uniformemente è la natura umana soggiacente — creata a immagine di Dio — che si ritrova in ciascuno e non soltanto in alcuni: di conseguenza, «tutti, buoni e cattivi, sono racchiusi dentro i confini del suo amore».

di Sebastian Paul Brock

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20 novembre 2019

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