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Sulla base
di una comune eredità

· ​Sinodalità e primato nel documento di Chieti ·

Dipinto nella chiesa Stavropoleos a Bucarest raffigurante il primo concilio di Costantinopoli tenutosi nel 381

Dal 15 al 22 settembre 2016 ha avuto luogo a Chieti — su invito dell’arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, membro della commissione, e con il sostegno della Conferenza episcopale italiana — la quattordicesima sessione plenaria della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Alla vigilia regnava un clima di attesa e di incertezza. A distanza di quasi nove anni dall’ultimo documento della Commissione mista internazionale, molti desideravano che si giungesse alla pubblicazione di un nuovo testo che mostrasse che il dialogo teologico non si era arenato. Tuttavia, visto il risultato deludente delle ultime tre precedenti sessioni plenarie (Paphos 2009, Vienna 2010 e Amman 2014), ci si chiedeva se la bozza di documento, redatta nel corso della sessione plenaria di Amman e rivista dal Comitato di coordinamento della commissione riunitosi a Roma nel 2015, avrebbe ottenuto il consenso di tutti i membri.

Nella riunione di Chieti, i cui lavori sono stati presieduti dall’arcivescovo di Telmessos, Iob Getcha, del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, e dal cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, erano presenti due rappresentanti delle quattordici Chiese ortodosse autocefale (fatta eccezione del patriarcato di Bulgaria, assente) e ventisei rappresentanti cattolici provenienti da diversi Paesi. Con il consenso di tutti i partecipanti (soltanto la Chiesa ortodossa di Georgia ha espresso il proprio dissenso su alcuni paragrafi), è stata decisa la pubblicazione del testo, che dal luogo dove si sono svolti i lavori verrà chiamato “Documento di Chieti”. 

di Andrea Palmieri

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