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​Sul Venezuela
l’ombra della guerra civile

· ​Riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu ·

Confronto a Caracas tra polizia e manifestanti (Reuters)

Più di 40 giorni di proteste di piazza hanno provocato 48 morti in Venezuela, tra i quali due uomini e un diciassettenne uccisi in distinti scontri con la polizia nelle ultime ventiquattro ore. Centinaia i feriti e gli arresti, mentre la crisi politica è ancora senza una via d’uscita. La comunità internazionale teme che sul paese si allunghi l’ombra della guerra civile. Per fare il punto della situazione, oggi si riunisce il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Le manifestazioni di lunedì scorso, giorno in cui l’opposizione aveva convocato un nuovo sit-in nazionale contro il governo del presidente Nicolás Maduro, confermano l’esistenza di una spirale di scontri e di violenza che sembra sfuggire di mano ai principali protagonisti della contesa. Le manifestazioni convocate dal Tavolo dell’unità democratica, la coalizione antichavista, sono state bloccate e disperse dalle forze dell’ordine con lacrimogeni e cariche, che hanno provocato diversi feriti. A margine dei cortei si sono verificati i casi più gravi di violenza. La procura generale di Caracas ha ammesso ieri che uno dei manifestanti morti negli ultimi giorni a Táchira è stato ucciso da un agente della polizia dello stato. Finora ufficialmente non c’è stato un solo caso di omicidio nel quale siano stati identificati come responsabili i colectivos, gruppi vicini al governo.

I manifestanti hanno pubblicato sui social network foto e video che ritraggono civili incappucciati e armati che pattugliano le strade in gruppo, utilizzando motociclette. L’ex candidato presidenziale dell’opposizione, Henrique Capriles, ha pubblicato immagini di militanti armati, chiedendo ai venezuelani di aiutare a identificarli. 

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16 luglio 2019

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