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Sul mondo lo sguardo cristiano della verità

· Il Papa riceve in udienza i partecipanti a una conferenza su Romano Guardini ·

Un uomo di dialogo che ha osservato il mondo con uno «sguardo comprensivo» alla ricerca della verità di Dio e dell'uomo. Così Benedetto XVI ha sintetizzato il percorso umano, spirituale e teologico di Romano Guardini, ricevendo in udienza venerdì mattina, 29 ottobre, nella Sala Clementina, i partecipanti alla conferenza promossa a Roma dalla fondazione berlinese a lui dedicata. Partendo da quello che lo stesso Guardini descrisse come il compito della sua vita — concepita come ricerca di una «visione cristiana del mondo» — il Papa ha ricordato che il teologo non amava guardare alla realtà dal di fuori, come se si trattasse di un mero oggetto di ricerca. Egli puntava invece alla verità di Dio e alla verità dell'uomo. E lo strumento scelto per avvicinarsi a questa verità consisteva in uno scambio vivo con il mondo e con l'uomo. A partire dalla consapevolezza che la persona sa di essere in rapporto con Dio, che la precede e al quale non può sottrarsi.

Secondo Guardini — ha ricordato il Pontefice — non è il nostro pensiero che stabilisce la misura del mondo, ma Dio, il quale oltrepassa le nostre misure, rivelandosi alla fine come la verità. Una rivelazione, questa, che non resta astratta ma si fa viva e concreta nella figura di Gesù. Per comprendere la verità, dunque, è necessario abbandonare l'autonomia del pensiero arbitrario e mettersi in atteggiamento di ascolto accogliente, nella disponibilità al dialogo e allo scambio con l'altro.

Per il teologo — ha fatto notare ancora Benedetto XVI — l'apertura dell'uomo alla verità non può che scaturire da un'etica. Proprio perché l'uomo può incontrare Dio — sosteneva Guardini — può anche comportarsi in modo retto. Era sua profonda convinzione che libero è soltanto colui che riesce a vivere secondo la propria essenza. La verità dell'uomo, in altre parole, consiste nell'essenzialità e nella conformità al proprio essere, in obbedienza all'essere di Dio. Questo è ciò che si verifica quando il credente vive l'esperienza dell'adorazione. In tale prospettiva il teologo si dedicò alla riscoperta della liturgia intesa come recupero dell'unità di spirito e corpo nella totalità dell'essere umano. A suo giudizio la pratica liturgica è sempre spirituale e corporale. La stessa preghiera viene ampliata attraverso l'azione fisica. La dimensione simbolica della liturgia va intesa perciò come paradigma dell'unità tra elemento spirituale ed elemento materiale.

Una prospettiva che Guardini utilizzava anche nella sua visione della realtà. Laddove infatti il mondo viene diviso in spirito e corpo, in soggetto e oggetto, cade in pezzi l'unità tra materia e spirito. Il teologo era persuaso invece che l'uomo fosse spirito nel corpo e corpo nello spirito, e che la liturgia e il simbolo lo conducessero all'essenza di se stesso.

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