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Ogni mese uccide in Argentina
decine di minorenni

Il paco è la droga a basso costo, tipico dei momenti di penuria. Il paco è la sostanza che riempie la vita degli esclusi, di una generazione di diseredati argentini, protagonista di un intero quartiere di Buenos Aires assediato dai signori del narcotraffico, dove il codice etico è scritto dal paco. Se c’è un momento storico recente che è rimasto impresso nell’immaginario di un’intera generazione di argentini è senz’altro il mese di dicembre del 2001. 

La cucina dove si prepara il paco (© Valerio Bispuri)

A quel tempo la grave crisi economica attraversata dal paese, dovuta a una politica di sovraindebitamento, era degenerata in un irrimediabile default di circa 100.000 milioni di dollari. Di fronte alla mancanza di liquidità e alla massiccia fuga di capitali, il governo di Fernando de la Rúa, all’inizio di dicembre, aveva decretato la chiusura dell’attività bancaria.
Era stato appena coniato un nuovo termine economico: il corralito. E questa “droga di scarto” è giunta in Argentina proprio per mano del corralito. Per la mancanza di liquidità e l’aumento del dollaro, la cocaina era scomparsa dal “mercato”, soprattutto nei settori più poveri. In realtà, una delle caratteristiche proprie della pasta di coca è che non genera reti di narcotrafficanti, come fanno altre sostanze. In pratica si consuma nel posto dove viene prodotta, il che ha cambiato drasticamente il profilo del narcotrafficante che, per quanto riguarda il paco, non ha bisogno di essere un signore locale della droga. Può essere chiunque riesca a ottenere i resti della fabbricazione della cocaina.
Un narcotrafficante tipo potrebbe essere perfettamente una donna capofamiglia. Tra l’altro, la vicinanza e la conoscenza tra consumatori, produttori e trafficanti creano situazioni di estrema tensione. Questa droga devastante provoca ogni mese in Argentina la morte di decine di minorenni, e tra i suoi consumatori ci sono persino bambini di 10 o 11 anni. I dati della Secretaría de Programación de la Drogadicción y la Lucha contra el Narcotráfico rivelano che ci sono ragazzi tra gli 11 e i 12 anni che mostrano già sintomi di dipendenza dalla pasta di coca. Il paco genera dipendenza fin dalla prima volta che lo si consuma e il suo potere distruttivo è superiore persino a quello del crack, un’altra droga a basso costo che sta imperversando. In questa storia ci sono solo vittime. Figli e madri protagonisti in prima fila, ma su marciapiedi opposti della cultura dello scarto.
L’associazione “Madres del Paco”, conosciuta anche come “Madres por la vida”, è nata nel 2006 in un quartiere povero chiamato Ciudad Oculta dinanzi alla mancanza di risposte dello Stato nella lotta contro il consumo della pasta di coca. La sua fondatrice, Bilma Acuña, ha vinto la paura e ha denunciato gli assassini di suo figlio. È riuscita a far condannare i colpevoli: narcotrafficanti e poliziotti corrotti. Non tutte però ci riescono. L’Observatorio de la Deuda Social Argentina (Odsa), che dipende dall’Università cattolica argentina (Uca), alla fine di maggio di quest’anno ha presentato il suo primo rapporto sulle dipendenze di giovani in quartieri vulnerabili. Secondo tale studio, il 22,1 per cento dei ragazzi tra i 17 e i 25 anni che vivono in insediamenti informali della conurbazione bonaerense consuma sostanze illegali almeno una volta al mese.

Il lavoro, intitolato Vendita di droghe e consumi problematici in giovani di quartieri vulnerabili è stato realizzato in 15 quartieri umili del Gran Buenos Aires. Stando ai suoi dati, il 43,7 per cento dei ragazzi intervistati ha ammesso di aver qualche volta consumato droga nella vita. I ragazzi sono molto più inclini delle ragazze all’uso delle droghe, specialmente quelli che non concludono gli studi secondari, o che non studiano né lavorano, e che non hanno responsabilità familiari.

di Silvina Pérez

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16 ottobre 2019

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