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Sui profughi
un’Unione troppo lenta

· Critiche di Juncker ai Paesi membri ·

«Se si va avanti con questo ritmo e con queste cifre ridicole, i rifugiati arrivati in Italia e in Grecia finiranno di essere distribuiti nei diversi Paesi europei nel 2101». Sono parole improntate a un duro realismo quelle pronunciate ieri da Jean-Claude Juncker alla fine dell’ennesimo vertice europeo dedicato all’emergenza immigrazione.

Migranti appena sbarcati sull’isola greca di Lesbo (Afp)

Parole che lasciano trasparire una rabbia, quella del presidente della Commissione europea, del tutto comprensibile a fronte degli ultimi dati diffusi dalla stessa commissione: i rifugiati effettivamente ricollocati finora sono soltanto 155, su un totale di 160.000. Specchio di un’Europa sempre più divisa, litigiosa e incapace di decidere. Tuttavia — ha ricordato Juncker — la pressione «è crescente e non abbiamo molto tempo». Lo scenario politico, nel complesso, è estremamente difficile. La Svezia ha annunciato l’introduzione di controlli temporanei alle frontiere. E mentre la Slovenia continua a costruire una barriera con filo spinato per impedire nuovi accessi — è accusata dalla Croazia di aver sconfinato sul suo territorio — l’Ungheria attacca Berlino e la sua decisione di bloccare i profughi siriani. «Se li respingerete, li rimanderemo in Germania» ha detto il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó. Nello stesso Esecutivo tedesco iniziano a crearsi spaccature, distanze che minano la maggioranza del cancelliere Merkel. E che potrebbero avere effetti a diversi livelli, indebolendone la leadership continentale.

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20 maggio 2019

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