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Sui passi di Maria Maddalena

· Il complesso archeologico sul lago di Tiberiade ·

Pubblichiamo in una nostra traduzione un articolo uscito sul settimanale «Vida Nueva» del 23-29 luglio 2016.

Poco più di dieci anni fa, nel 2005, padre Juan María Solana (Puebla, Messico, 1960), giunse a Gerusalemme, come incaricato — chargé — della Santa Sede per il Pontificio Istituto Notre Dame de Jerusalem, e sentì che doveva costruire un centro spirituale di ritiro e di accoglienza che girasse attorno al ministero di Gesù sulle rive del mare di Galilea e a ciò che definì «la sua arte di attirare la gente e di trasformarne la vita». Scelse per quel centro di accoglienza di pellegrini Migdal, l’antica Magdala, la città di Maria Maddalena e vi vide anche «un’opportunità speciale per onorare la donna, e in particolare le donne di fede». Nel 2009 iniziò la costruzione di quella che sarebbe diventata una casa di accoglienza tra la riva occidentale del lago di Tiberiade e la base del Monte Arbel.

Gli scavi dell’antica Magdala

Fu allora che fu rinvenuto il sito archeologico che conferma l’identità di Maria Maddalena: «In realtà — spiega Solana a Vida Nueva — il concetto non cambia, si conferma e si arricchisce. Sapendo che Magdala era una città prospera e avendo ritrovato numerosi oggetti ed edifici che lo dimostrano, la frase del Vangelo di Luca 8, 3 dove dice che varie donne seguivano Gesù e lo servivano “con i loro beni”, acquista molto più senso. Sapevamo già che Maria Maddalena, insieme alle altre donne, era di un certo livello sociale. Il testo dice che tra loro c’era anche Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode, ma questo dato non ci è stato ancora confermato dall’archeologia. Magdala era un luogo prospero, sicuramente la città più ricca sulle rive del lago di Tiberiade». Gli scavi hanno riportato alla luce anche una sinagoga del i secolo — «dove probabilmente Gesù insegnò» — e, al suo interno, la cosiddetta pietra di Magdala, con incisa l’immagine più antica della menorah a sette bracci del secondo Tempio di Gerusalemme: «Uno dei ritrovamenti archeologici più importanti d’Israele negli ultimi cinquant’anni». Ma accanto alla sinagoga fu rinvenuto subito un insediamento intatto, anch’esso del i secolo, identificato come la vecchia città di Magdala nella quale insegnò Gesù. «Sono state trovate diverse unità che mostrano che era gente dedita alla pesca e alla lavorazione del pesce per venderlo, come racconta Flavio Giuseppe, persino nel mercato di Roma. Il taglio delle pietre da costruzione, le dimensioni della città e la decorazione della sinagoga indicano che c’era molto più dello strettamente necessario. Siamo già nel campo della bellezza, della decorazione» spiega. «Si trattava di una città — e una società — potente, ricca, dedita al commercio, la più importante della Galilea fino alla fondazione di Tiberiás, che permette di conoscere meglio Maria Maddalena, di confermare che era una donna benestante e di capire meglio com’era la vita dei seguaci di Gesù. «La città e le rovine di Magdala non avrebbero l’importanza che hanno se non fosse per la persona che le ha rese famose: Maria di Magdala. Da quando il Vaticano ha decretato che la memoria liturgica di Maria Maddalena divenisse festa, la sua città ha acquisito maggiore rilevanza storica, culturale, archeologica e religiosa», spiega il creatore del Centro Magdala, pensato per essere un luogo di preghiera e di crescita spirituale. Gli scavi recenti hanno riportato alla luce l’antico porto e quindici piscine per la salatura del pesce, piombi e perni. Il Centro Magdala è più di un complesso archeologico. Include la chiesa Duc in Altum, costruita nel 2014, il cui nome è tratto dal vangelo di Luca, dove Gesù dice a Simon Pietro: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». La chiesa contiene un pulpito a forma di barca — la barca di Pietro — e un atrio dedicato alle donne, con otto pilastri di marmo, su ognuno dei quali sono incisi i nomi delle donne che seguirono Gesù, e tra loro Maria Maddalena. È quindi anche un omaggio alla memoria delle donne che lo seguirono allora e a quelle che lo seguono oggi: «Magdala, come Nazaret per la Vergine Maria, è un’icona del Vangelo per quanto riguarda le donne. Quando si contempla un’icona ortodossa, non si vede un’immagine, ma la persona, la sua missione, la sua vocazione e il suo contesto. Maria Maddalena è un’icona per tante donne e la sua esperienza può servire a molti per scoprire e valorizzare il ruolo che ha nella vita».

di Juan Carlos Rodríguez

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