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Sui migranti
basta con l’indifferenza

· ​Appello di organizzazioni ai governi degli stati dell’Ue ·

Un appello accorato ai governanti degli Stati aderenti all’Unione Europea perché non diventino «complici» nella tragedia che nel Mediterraneo «si svolge davanti ai loro occhi» è stato lanciato da una cinquantina di organizzazioni umanitarie e assistenziali, tra cui Caritas Europa, la Commissione delle Chiese per i migranti in Europa e l’European Evangelical Alliance. L’occasione è la riunione dei ministri degli Interni e della Giustizia dei Paesi Ue che si svolge in queste ore in Romania, a Bucarest.

In una lettera aperta le organizzazioni esprimono forte preoccupazione per la grave crisi nella gestione del fenomeno migratorio, ricordando come nell’anno trascorso almeno 2500 tra donne, bambini e uomini siano annegati in mare nel tentativo disperato di raggiungere le coste europee scappando da fame e situazioni di conflitto.

Le organizzazioni che hanno sottoscritto il documento ripercorrono le vicende degli ultimi mesi in cui diversi Governi europei hanno provato a concordare un sistema che permettesse ai sopravvissuti di sbarcare in sicurezza quando raggiungono una costa europea: «ogni volta che una nave con persone che sono appena state salvate raggiunge un porto europeo, i governi dell’Ue si dilungano in penosi dibattiti su dove la nave può sbarcare e quali Paesi possono ospitare i sopravvissuti ed accettare le loro domande di asilo. Per tutto il tempo, donne, uomini e bambini, che spesso portano cicatrici fisiche e psicologiche dal loro viaggio, rimangono bloccati in mare, in alcuni casi per quasi un mese».

Altra preoccupazione che le associazioni sentono come particolarmente grave è relativa a quella che reputano come una «indebita pressione sulla società civile e su organizzazioni che conducono missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo». Infatti, viene sottolineato, «piuttosto che sostenere queste attività, nel tentativo di salvare vite umane, un certo numero di Stati membri dell’Ue hanno reso più difficile per loro operare». Così, questa è l’amara constatazione, «mentre l’anno scorso, c’erano cinque organizzazioni che conducevano operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, solo una oggi è in grado di farlo».

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22 ottobre 2019

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