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Sui migranti accordo in salita

· Nulla di fatto nel vertice di Bruxelles ·

Sui migranti l’Europa non riesce a trovare una linea comune. È quanto emerso ieri dal vertice informale di sedici paesi dell’Unione a Bruxelles. I leader hanno ribadito la necessità di rafforzare i controlli per proteggere le frontiere esterne, ma non hanno raggiunto un accordo sui punti più delicati: la riforma del regolamento di Dublino sui richiedenti asilo e le quote di distribuzione dei migranti. La discussione è dunque rinviata a giovedì, data del prossimo Consiglio Ue. 

A Bruxelles il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha presentato un piano di dieci punti, che si sviluppa in tre parti. La prima prevede dei centri di accoglienza e di verifica dei migranti e dei rifugiati in Nord Africa e in altri stati extraeuropei. La seconda rafforza i controlli alle frontiere esterne dell’Ue di terra e di mare. La terza parte si basa sulla condivisione europea con il superamento del principio che assegna i rifugiati al paese di primo sbarco e l’onere di rimpatrio dei migranti illegali a un solo stato. La proposta italiana ha ricevuto alcune aperture. Merkel ha assicurato di avere «molta buona volontà» nel confrontare le varie proposte. Berlino studia un «comune piano d’azione» anche se limitato ai «paesi volenterosi». Sulla stessa linea il presidente francese Macron: «Dobbiamo avere un approccio di insieme al problema migratorio e non concentrarci su un solo aspetto» ha detto il capo dell’Eliseo. «Studieremo la proposta italiana» ha assicurato il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez. «Rientriamo a Roma decisamente soddisfatti, abbiamo impresso la giusta direzione al dibattito in corso» ha dichiarato Conte su Twitter. Oggi il ministro dellInterno, Matteo Salvini, si è recato in Libia. «Hotspots dell’accoglienza in Italia? Sarebbe problema per noi e per la Libia stessa perché i flussi della morte non verrebbero interrotti. Noi abbiamo proposto centri di accoglienza posti ai confini a Sud della Libia per evitare che anche Tripoli diventi un imbuto» ha dichiarato Salvini. Conte ha avuto ieri un colloquio telefonico con Al Sarraj, capo del governo di unità nazionale, con sede a Tripoli e sostenuto dalle Nazioni Unite.

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26 maggio 2019

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