Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Sui binari
della giustizia

· ​L’opera dei missionari comboniani a favore delle comunità indigene del Brasile ·

É possibile coniugare gli investimenti industriali delle grandi multinazionali con la difesa dei diritti umani? È un tema che dal 2011 viene approfondito all’Onu, nel Forum Business and Human Rights che ogni anno riunisce rappresentanti delle imprese, degli stati nazionali e della società civile organizzata. Il dibattito è delicato e a volte conflittuale: in molte regioni periferiche del mondo, i grandi progetti delle corporations, specialmente nel campo dell’estrattivismo o dell’agrobusiness, sono responsabili di gravi violazioni socio-ambientali, spesso con la complicità o l’annuenza dei governi locali. Si chiamano “zone di sacrificio”: contesti sempre più numerosi ma ancora poco conosciuti, su cui inevitabilmente ricadono le conseguenze di un modello di sviluppo che beneficia gruppi di mercato di élite.

Le comunità che si ribellano a questo status quo in vari casi sono minacciate o criminalizzate; in altre situazioni vige la strategia del divide et impera: le imprese e i governi locali catturano l’appoggio di alcuni leader e indeboliscono così la resistenza del resto del gruppo.
Le Chiese locali sono testimoni di queste contraddizioni nei territori di conflitto. Nell’Amazzonia orientale del Brasile, da 10 anni, i missionari comboniani si impegnano per difendere i diritti delle comunità minacciate dal programma Grande Carajás, il progetto di una multinazionale per l’estrazione, il trasporto e l’esportazione di minerale di ferro. Hanno fondato, insieme ad altre organizzazioni e movimenti sociali, la rete «Justiça nos Trilhos» («Sui binari della giustizia»), facendo riferimento alla ferrovia di 900 chilometri che attraversa gli stati di Pará e Maranhão e collega le miniere con il porto oceanico, da cui i minerali e alcuni prodotti siderurgici sono esportati verso Cina e Giappone, Europa e Stati Uniti.
I danni ambientali e sociali di questo progetto sono numerosi e gravi: incidenti mortali provocati dai numerosi treni che attraversano le comunità carichi di minerale di ferro; inquinamento e impatti sulla salute delle comunità rurali, urbane, indigene o afrodiscendenti; danni alla fragile struttura delle case, per le vibrazioni del passaggio dei vagoni; impatto sui fiumi e sulle attività agricole, riducendo l’autonomia produttiva delle comunità locali.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE