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Sud Sudan
Paese dimenticato

· Denuncia dei leader cristiani dopo il fallimento delle trattative di pace ·

«Il tribalismo sta crescendo. I combattimenti e gli arruolamenti forzati continuano. L’accaparramento delle terre e le razzie di bestiame stanno causando gravi problemi. I gruppi in minoranza sono emarginati. Dalle formazioni maggiori si scindono gruppi che nessun governo è capace di controllare».

È la denuncia dei leader cristiani sud-sudanesi contenuta in una dichiarazione congiunta pubblicata a nome del South Sudan Council of Churches (Sscc) e ripresa dall’agenzia Fides. Secondo i rappresentanti cristiani (una loro delegazione si era recata a metà aprile ad Addis Abeba, in Etiopia, dove si tengono i colloqui di pace) il popolo del Sud Sudan è abbandonato a se stesso, mentre in diverse parti del Paese prevale l’anarchia.

«Domina la cultura della vendetta — si legge nel messaggio — e più la guerra continua più questa cultura si radicherà». La guerra civile che devasta il Sud Sudan dal dicembre 2013 vede contrapposti il presidente Salva Kiir e l’ex vice presidente Riek Machar. Il conflitto ha ormai assunto un carattere tribale, suscitando a sua volta molteplici micro-conflitti locali. «Entrambe le parti stanno cercando una soluzione militare alla crisi. Come due ragazzini che stanno provando la loro forza— denuncia l’Sscc — continuano a battersi, senza curarsi delle conseguenze. È così alto il livello di sfiducia e di sospetto che riteniamo che non siano in grado di fare la pace anche se la desiderassero. Non hanno una strategia di uscita, conoscono solo la violenza. Parlano ma non ascoltano».

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