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Sud Africa
in cerca di diritti

· La questione delle tutele e della sicurezza dei lavoratori all’indomani delle elezioni ·

Minatori in Sud Africa

La questione del lavoro, non solo come contrasto alla disoccupazione, ma anche sul piano della legalità e dei diritti dei lavoratori, resta cruciale per il Sud Africa, né a dissipare le incertezze hanno contribuito più di tanto le elezioni dello scorso maggio. L’African National Congress (Anc), il partito a suo tempo guidato da Nelson Mandela e protagonista della vittoriosa lotta contro l’apartheid, ha mantenuto una larga maggioranza assoluta, con il 57 per cento dei voti e 230 dei 400 seggi in parlamento, e ha confermato alla presidenza il suo attuale leader, Cyril Ramaphosa, che a febbraio del 2018 aveva preso il posto di Jacob Zuma, travolto da scandali personali e politici e costretto alle dimissioni. Tuttavia, il voto ha confermato l’erosione dei consensi dell’Anc, che ancora cinque anni anni fa aveva il 62 per cento dei voti e una ventina di seggi in più, già in calo rispetto al 2009 e lontanissimo dal quasi 70 per cento con il quale nel 2004 Thabo Mbeki aveva ottenuto il suo secondo mandato.

La corruzione e gli scandali nella pubblica amministrazione sino ai più alti livelli ministeriali, esplosi nei nove anni di governo di Zuma, sul cui risanamento aveva puntato la campagna elettorale di Ramaphosa, non bastano a spiegare del tutto questo crollo sotto la “soglia psicologica” del sessanta per cento (lo stesso Mandela nelle elezioni del 1994, le prime a suffragio universale, cioè con la partecipazione delle persone di colore, aveva di poco superato il 62 per cento).

Il punto fondamentale è che i nove anni in questione sono stati quelli nei quali a livello internazionale ha maggiormente infuriato la crisi finanziaria che ha travolto l’economia reale, finendo per ricadere sugli strati più deboli della popolazione, in particolare sui giovani, disoccupati per oltre la metà (una percentuale in crescita, così come la disoccupazione totale che è arrivata al 28 per cento della forza lavoro). È significativo che oltre sei milioni di loro non si siano registrati per il voto, contribuendo in modo massiccio all’oltre il 35 per cento di elettori che hanno disertato le urne. E fra questi giovani rimane fortissimo il discrimine razziale tuttora a favore dei bianchi.

Più in generale, a venticinque anni dalla fine dell’apartheid, in Sud Africa permane un forte scompenso tra la parte ricca del paese e le vaste aree di sottosviluppo nelle quali un terzo della popolazione vive in condizioni al di sotto della soglia di povertà così come definita dai parametri dell’Onu. Del resto, durante il governo dell’Anc, l’economia sudafricana è drasticamente cambiata, seguendo un modello di sviluppo basato su industria e terziaro, che oggi rappresentano rispettivamente il 29,7 e il 67,5 per cento del prodotto interno lordo, lasciando all’agricoltura appena il 2.8 per cento. E c’è da aggiungere che la filiera agroalimentare, come un po’ in tutta l’Africa subsahariana, punta più sull’esportazione che sull’agricoltura di sostentamento. Il che, con i disastri dell’economia reale provocati a livello mondiale dalla finanziarizzazione incontrollata, ha gettato in crisi profonda anche il paese più ricco del continente. Non si è quindi realizzato l’atteso progresso sociale generalizzato, ma si è anzi allargata la forbice.

Né a ridurla è valsa la strategia della cosiddetta “discriminazione positiva” sulla quale si basa la legislazione denominata Broad-Based Black Economic Empowerment, volta a promuovere l’inserimento della popolazione nera nella vita produttiva del paese. Certamente sta emergendo una nuova borghesia imprenditoriale tra la popolazione nera, ma la minoranza bianca continua a mantenere il controllo delle maggiori industrie e della maggior parte dei terreni coltivabili. Per ora non si intravede un cambio di rotta strutturale, se è vero che la principale proposta di Ramaphosa per risolvere tale crisi è stata finora sopratto l’annuncio, a fine 2018, di una campagna promozionale internazionale mirante a ottenere cento miliardi di dollari di investimenti diretti esteri in cinque anni.

Anche questo spiega, sul piano politico, sia il regresso dell’Anc sia la mancata crescita, prevista da molti osservatori stranieri alla vigilia del voto, dell’Alleanza Democratica (Da), il partito tradizionalmente dei bianchi e della borghesia meticcia, ma da tempo anche di parte della borghesia nera, al punto da essere oggi guidato proprio da un nero, Mmusi Maiamane. La Da si è infatti fermata sotto al 21 per cento, un punto e mezzo in meno del 2014, e ha ora 84 parlamentari, cinque in meno. Di contro l’aumento più sensibile, dal 6 a ben oltre il 10 per cento, lo ha avuto l’Economic Freedom Fighters (Eff) che oggi conta 44 deputati rispetto ai 25 nel parlamento uscente. Fondato appena cinque anni fa e guidato da Julius Malema, ex leader della lega giovanile dell’Anc da sempre su posizioni radicali, l’Eff ha puntato soprattutto sul voto di quanti aspettano una riforma agraria basata sull’espropriazione delle terre e sulla loro redistribuzione ai piccoli agricoltori.

L'altro obiettivo dell’Eff è la nazionalizzazione di tutta l’industria mineraria, di un settore dove l’illegalità domina in diversi modi. In Sud Africa ci sono alcune delle miniere più profonde e più pericolose del mondo e le misure di sicurezza non sono mai state portate a un accettabile livello. Per non parlare dei crolli, più frequenti e più mortali che in ogni altro luogo del mondo, basta dire che la principale azione giudiziaria collettiva in atto nel paese è quella avviata contro l’industria mineraria dell’oro da un’équipe di una quarantina di avvocati che rappresentano migliaia di minatori, in pensione o attivi, affetti da silicosi, una malattia polmonare incurabile. Va aggiunto che nell’ultimo quindicennio un terzo delle 180.000 persone che lavoravano nel settore sono state licenziate e gettate nella più assoluta miseria. E questo ha spinto moltissime di loro a tornare per proprio conto nelle miniere chiuse, illegalmente e soprattutto in condizioni di accresciuto pericolo.

di Pierluigi Natalia

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22 ottobre 2019

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