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Su una barca
per andare in chiesa

· ​Un'antica tradizione svedese diventa occasione di festa per un'intera comunità ·

Per centinaia di anni, il lago Siljan, il sesto lago interno della Svezia in ordine di grandezza, nella mia provincia natale di Dalarna ha unito le piccole comunità limitrofe. Le foreste erano profonde, le strade pessime, attraversare le acque era più semplice. È per questo che Stumsnäs, il villaggio in cui è cresciuto mio padre, fino al 1687 ha fatto parte della parrocchia di Leksand, dall’altra parte del lago, e non di quella di Rättvik, sulla stessa sponda. Andare in chiesa ogni domenica era un dovere nella Dalarna rurale. E da questo, come anche dalla comoda presenza del lago Siljan, è nata la tradizione delle “chiesabarche”, agili imbarcazioni sulle quali potevano trovare posto fino a venti rematori (più i passeggeri), capaci di traghettare un intero piccolo villaggio sull’altra sponda per la messa domenicale.

Tutto il  villaggio festeggia la fine dei lavori (foto di Jan Düsing)

Oggi ci sono strade asfaltate e automobili, e le chiese non sono più piene ogni domenica. Ma come i costumi tradizionali e la musica locale, così anche queste barche sono ancora molto amate e nessuno vuole che scompaiano dal lago Siljan. D’estate, la domenica vengono utilizzate per andare in chiesa e da 60-70 anni ci sono perfino gare per le chiesabarche!
Nel 2012 la Grändarn, vecchia barca del mio villaggio, Vikarbyn, è stata dichiarata inadatta alla navigazione. L’imbarcazione era stata costruita nel 1955, e ai suoi remi si erano sedute tre generazioni. Questo voleva dire che per noi la tradizione era finita?
Non poteva essere. Nel 2015 alcuni di noi si sono uniti, hanno ottenuto il sostegno del consiglio del paese e hanno iniziato a raccogliere fondi per una nuova barca. Il crowd-funding per progetti comuni è una tradizione dalle nostre parti, che sono storicamente zona di coltivatori diretti. L’ondata di entusiasmo ha superato le nostre più rosee aspettative. In tre anni oltre trecento persone, aziende locali, circoli, istituzioni e visitatori amanti di Rättvik hanno donato mezzo milione di corone svedesi (50 mila euro). La banca locale sin dall’inizio aveva stanziato 150 mila corone, il che ha aiutato a rendere credibile il progetto.
La gente sentiva che dare un contributo non significava buttare via denaro. Abbiamo aperto un conto Swish (un sistema di pagamento mobile in Svezia), fatto pubblicità nelle fiere locali e chiesto offerte a tutte le fondazioni che ci sono venute in mente (l’Unione Europea, mi dispiace dirlo, si è rivelata una grande delusione). Abbiamo coinvolto i media. E non è stato donato solo del denaro ma, cosa ancor più importante, anche venti pini di duecento anni appositamente selezionati (per una chiesabarca si usa solo legno di primissima qualità). Un giornale locale ci ha regalato, senza che lo chiedessimo, due intere pagine di pubblicità.
A metà del progetto è arrivata la tragedia. Quando la vecchia Grändarn è stata tolta dalla sua rimessa per fare spazio alla nuova imbarcazione, si è scoperto che la struttura era in uno stato talmente pietoso che sarebbe stato inutile ripararla. Era necessario costruire la rimessa da zero. Nel nostro piccolo gruppo di lavoro nessuno era un costruttore, e dove potevamo trovare il denaro? A quel punto, con grande sollievo di tutti, il presidente emerito del consiglio del paese si è fatto avanti come deus ex machina. Ha costituito un gruppo speciale di compaesani abili nel lavoro di falegnameria (a Rättvik sono stati sempre tutti carpentieri, muratori e pittori oltre che agricoltori, dato che le fattorie familiari erano troppo piccole per dare da vivere a tutti). E loro hanno costruito la rimessa. Il legno e la pittura sono stati donati, e molti abitanti del paese hanno aiutato a tinteggiarla.
Nel frattempo era stata coinvolta anche la scuola del paese. I bambini hanno dedicato le lezioni di educazione artistica del quadrimestre di primavera a realizzare colorati modelli di chiesabarche, come anche disegni e dipinti. «Avete davvero piantato un seme in questi bambini», è stato il commento dell’insegnante di educazione artistica. «Ora conoscono le chiesabarche, e ne sanno di più anche sul nostro costume e sul nostro dialetto».
Nel frattempo la barca vera stava lentamente prendendo forma — e per giunta una forma bella elegante — costruita dall’unico falegname che ancora realizza chiesabarche. Vive a Sollerön, l’isola che sta in mezzo al lago Siljan, dove queste barche vengono costruite da sempre. A Sollerön ci sono reperti archeologici di epoca vichinga.
A quei tempi, le imbarcazioni potevano navigare da Siljan fino al Mar Baltico. Naturalmente ci piacerebbe poter dire che esiste una tradizione cantieristica ininterrotta dalle navi dei vichinghi alle nostre chiesabarche, ma purtroppo è solo un pio desiderio…
Il 2 giugno 2018, la nostra nuova imbarcazione è stata ritirata a Sollerön, con una processione e tanta musica, e portata a remi nella sua nuova casa a Bikarbyn. Il 17 giugno è stata varata, celebrata da musica, discorsi e bandiere (quella rosso-oro di Rättvik, quella gialloblu svedese e quella blu delle Nazioni Unite).
Una giovane ragazza siriana, la cui famiglia si è stabilita di recente a Vikarbyn, ha portato la bandiera di Rättvik. Un bambino e una bambina hanno svelato il nome della nuova barca, Vikörkölla (“ragazza di Vikarbyn” nel dialetto di Rättvik) e l’hanno decorata con una bellissima ghirlanda; non è una buona idea sbattere una bottiglia di spumante contro una barca di legno.
Il nome è stato scelto da una giuria tra una serie di proposte dei bambini della scuola. Alcuni musicisti locali hanno eseguito una speciale polska (un tipo di danza), composta in onore della Vikörkölla.
Nella festa di mezza estate del 2018, proprio come programmato, la Vikörkölla ha fatto il suo viaggio inaugurale per la messa nella chiesa di Rättvik, con venti remi che hanno reso il saluto prima di attraccare e tutti che cantavano, come esige la tradizione, l’inno sacro svedese Härlig är jorden (bella è la terra).
L’intero percorso, dall’abbattimento degli alberi al viaggio inaugurale, è stato documentato da un fotografo professionista residente a Vikarbyn, e le foto sono state esposte nella Casa della cultura di Rättvik, insieme alle barche di fantasia realizzate dai nostri bambini.
Vikörkölla ora fa parte della vita del villaggio. Verrà utilizzata per andare in chiesa, ma anche per matrimoni, feste, gite scolastiche e così via. O per una tranquilla gita tra amici in una sera d’estate, con il sole che tramonta sulle colline blu dall’altra parte del lago.
Quindi, la prossima volta che sentite dire che la Svezia è un paese totalmente moderno, privo di cultura, religione e tradizione, non credeteci del tutto. È vero, e ne siamo fieri, ma non è la verità tutta intera. Come ho avuto l’onore di dire a Papa Benedetto xvi quando, durante la sua ultima udienza ai diplomatici prima di dimettersi, mi ha fatto i complimenti per il mio bel costume antico svedese: «sì, anche in Svezia abbiamo delle tradizioni, e mi aiutano a comprendere la vostra Chiesa».
Penso che sia Papa Benedetto sia Papa Francesco sarebbero d’accordo sul fatto che la tradizione va di pari passo con il rinnovamento. La tradizione e la cultura sono cose vive, sono parte della storia. Ciò significa che — a meno che non vengano sfruttate per agende politiche — sono anche accoglienti, in crescita e in mutamento.
E la cosa divertente è che quando l’insegnante di educazione artistica ha chiesto ai bambini di realizzare modellini di barche da gara, tutti hanno detto: «no, vogliamo andare in chiesa a remi e sposarci».

di Ulla Gudmundson

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16 luglio 2019

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