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Stupore di fronte alla natura

· ​La scomparsa della poetessa Mary Oliver ·

Il 17 gennaio scorso Mary Oliver, una delle poetesse più lette e amate negli Stati Uniti, è morta, nella sua casa a Hobe Sound, in Florida: un linfoma, diagnosticatole nel 2015, l’ha strappata alla scrittura, ai suoi cani, ai boschi, dove ogni mattina all’alba amava passeggiare spesso e volentieri a piedi nudi. 

Nata a Maple Heights, Ohio, nel 1935, e vissuta per più di quarant’anni nel Connecticut, Mary Oliver lascia ai suoi lettori venti volumi di una poesia nitida e diretta, che trae ispirazione da un mondo della natura attentamente osservato, contemplato, celebrato. Insignita del Premio Pulitzer per la poesia (1984) e di numerose altre onorificenze, tra cui quattro dottorati honoris causa e il National Book Award (1992), Mary Oliver deve il successo oltre che alla sua vasta produzione poetica e saggistica, alla capacità di toccare le questioni fondamentali dell’esistenza, attraverso un dialogo immediato e familiare con il lettore.
Alla stregua della poesia di Henry David Thoreau, Walt Whitman, Robert Frost, il mondo naturale catalizza i contenuti di versi, dove è raro imbattersi in figure umane che non siano l’io del poeta che descrive la propria esperienza di visione. Anzi, si potrebbe aggiungere che la dicotomia classica tra natura e cultura, da Mary Oliver venga riproposta, acutizzata e risolta senza indugi, con il totale schieramento a favore del mondo naturale, incarnazione di saggezza, pazienza, umiltà, armonia, nonché espressione di abbagliante bellezza. Nella sua ultima raccolta di saggi intitolata Upstream, riflettendo sulla sua scrittura, rivela: «Non penso al linguaggio come un mezzo per la descrizione di se stessi. L’ho pensato come una porta — migliaia di porte che si aprono! — oltre me. L’ho pensato come il mezzo per notare, contemplare, rendere lode, e, in tal senso, acquisire potere».
La sua poesia è erede della grande tradizione statunitense, da Whitman in poi. Già i titoli delle sue poesie come Oche selvatiche (“Wild Geese”), Il giglio (“The Lily”), Il cigno (“Swann”), La cascata (“The Waterfall”) ne indicano i veri protagonisti. Formiche, peonie, tele di ragno, musica dalle fronde degli alberi sono tutte realtà naturali che vivono quella condizione di perfetta felicità e armonia, che il poeta è chiamato a riconoscere, ammirare, celebrare: una sorta di universo parallelo, dotato di proprie leggi e di un proprio linguaggio, che l’essere umano può ascoltare solo se riscopre in sé l’innata capacità di stupore e meraviglia. Ed è proprio una disposizione premurosa, gentile, attenta, quella che si reclama come indispensabile atteggiamento esistenziale per ascoltare la voce del mondo, imparare da esso e tornare a farne parte. Non mancano, inoltre, in questi versi, stoccate alla cieca arroganza di un uomo che tenta di assimilare e fagocitare il mondo naturale, depositario di una saggezza autentica e spontaneamente vissuta senza mediazioni intellettuali. Per Mary Oliver, infatti, vagabondare tra le querce è molto più importante e degno di considerazione che una vita i cui obiettivi siano successo e guadagno; la sua poesia indica, se non addirittura esorta, a uno stile di vita alternativo e controcorrente rispetto al modello sociale dominante.
Per entrare in sintonia con il mondo naturale è necessaria una disponibilità all’attenzione, all’apertura: è necessario spezzare le catene di un approccio razionalistico e scientifico alla realtà e abbandonarsi invece all’incanto e all’autenticità di una dimensione primitiva e selvaggia. E il sogno della vita di Mary Oliver è proprio quello di entrare nel regno naturale, di immergersi in esso; di assaporarne con lentezza la pace e l’armonia, continuando a imparare da esso, come recitano i versi della poesia Entrare nel regno (“Entering the Kingdom”): «Il sogno della mia vita / È di sdraiarmi accanto a un fiume lento / E fissare la luce tra gli alberi — / Per imparare qualcosa dall’essere per un po’ / Null’altro che la feconda / Lente dell’attenzione» (The dream of my life / Is to lie down by a slow river / And stare at the light in the trees- / To learn something by being nothing / A little while but the rich / Lens of attention).
La poesia di Mary Oliver esorta, quindi, all’accettazione gioiosa e piena della propria esistenza nel mondo, all’incondizionato consenso a una “terrestrità” intesa come dono, come opportunità. È una poesia che sollecita, non senza autoironia, a tralasciare i pensieri profondi e ad affrettarsi invece nella mattina divinamente splendente (heavenly bright), fatta da momenti incantevoli (exquisite moment) che si susseguono, come recitano i versi di «Provando a essere assorta alle prime luci dell’alba» (Trying to be Thoughful in the First Bright of Dawn). I suoi versi sanno ponderare il valore del dono ricevuto e si dispiegano come canto di riconoscenza.
Il canto di un passero viene letto come un richiamo universale a una possibilità diversa di vita, basata sull’accettazione della propria creaturalità, vissuta con modestia e pienezza, rimessa nelle mani del proprio Creatore. Una condizione di appagamento rispetto all’esistenza che costituisce la lezione più alta sulla felicità che la natura possa impartire all’uomo: una felicità (happyness), che è parola chiave ed estremamente ricorrente nella poesia di Mary Oliver. Lo stesso si dica per il grillo, in Canzone del costruttore (“Song of the builder”), dove lo sforzo umile, ma tenace del piccolo animale, intento a spingere i chicchi nel pendio, ridimensiona persino i più alti e nobili propositi della scrittrice, sedutasi nell’erba per pensare a Dio. Si tratta di una poesia dalla profonda spiritualità della gratitudine che dà voce a un’anima sintonizzata, tramite il contatto con la natura, sulla frequenza d’onda della trascendenza. I versi-testamento di una delle sue poesie più conosciute Quando viene la morte (“When Death Comes”) ricapitolano l’autenticità di una vita vissuta pienamente: «Quando è finita, voglio dire: per tutta la mia vita / sono stata la sposa della meraviglia» (When it’s over, I want to say: all my life / I was a bride married to amazement).

di Elena Buia Rutt

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21 agosto 2019

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