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Studi siriaci e arabo-cristiani

· Due iniziative del Pontificio istituto orientale ·

Nei giorni scorsi Roma ha ospitato due importanti appuntamenti per chi studia l’oriente cristiano. Dal 19 al 21 agosto si è tenuto il dodicesimo Symposium Syriacum e, in concomitanza con esso, dal 22 al 24 il decimo Congresso internazionale di studi arabo-cristiani. Le due iniziative hanno fatto il punto su tradizioni cristiane poco conosciute ma molto antiche e rilevanti: quella siriaca per l’antichità, la vicinanza all’aramaico parlato da Gesù, la diffusione, quella araba attestata da iscrizioni preislamiche e soprattutto da manoscritti a partire dal ix secolo.

Miniatura della Nascita di Cristo Evangeliario siriaco (XIII secolo)

Il dodicesimo Symposium Syriacum si è svolto nella sede del Collegio internazionale San Lorenzo da Brindisi ed è stato aperto dalla lectio magistralis di Sebastian P. Brock sull’importanza dei testi conservati in siriaco provenienti dalla tradizione melchita. Numerosi altri interventi hanno affrontato diverse aree di studio: dal Nuovo Testamento al cristianesimo in India, dalla tradizione patristica — su Efrem, Giacomo di Sarug, Giovanni di Apamea, Narrai — a quella monastica, dai testi agiografici ai temi più specificamente filologici. E una sezione è stata dedicata all’applicazione dell’informatica agli studi di tradizione siriaca.

Nella stessa sede romana si è subito dopo tenuto il decimo Congresso di studi arabo-cristiani, altro ambito di grande importanza. Su questo ha fatto il punto lo studioso gesuita Samir Khalil Samir, che ha poi delineato i possibili progetti comuni. Molti studiosi hanno poi messo in luce la rilevanza della letteratura cristiana in lingua araba, dal punto di vista filologico e teologico, offrendo contributi importanti per l’approfondimento di una tradizione antica e viva.

di Manuel Nin

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23 maggio 2019

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