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Le scuole cattoliche
luoghi di integrazione sociale

· Il cardinale Nichols risponde alle polemiche sulla Faith school cap ·

Londra, 5. «Non ha senso che ci venga chiesto di aprire scuole che rifiutano i bambini perché sono cattolici». Poche ma chiare parole con cui il cardinale arcivescovo di Westminster e presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, Vincent Gerard Nichols, interviene — riferiscono i media britannici — in una polemica che ormai da alcune settimane sta tenendo banco nel dibattito socio-politico. E cioè l’eliminazione, sostenuta dall’esecutivo guidato da Theresa May, della faith school cap, la normativa introdotta nel 2010 dal governo di coalizione di David Cameron, che richiede che le nuove scuole gestite da realtà confessionali aprano almeno la metà dei loro posti a studenti non credenti o di altre tradizioni religiose.

Una ipotesi, quella dell’eliminazione della normativa, rispetto alla quale nei giorni scorsi, con una lettera aperta pubblicata sul «Daily Telegraph», avevano manifestato la propria netta contrarietà una settantina tra esponenti accademici e religiosi, tra cui l’ex primate della Comunione anglicana Rowan Williams. Secondo costoro, l’abolizione della faith school cap sarebbe «deleteria per la coesione sociale e il rispetto» tra le diverse fedi e tradizioni religiose. Infatti, «il dovere del sistema educativo non dovrebbe essere quello di evidenziare e ancorare tali differenze, quanto piuttosto sottolineare i valori comuni che noi tutti condividiamo».
Da qui il sollevarsi di un vespaio di polemiche che ruota soprattutto intorno alla «comprensione», sottolinea Nichols, del reale ruolo svolto nella società britannica dalle scuole cattoliche: oltre duemila istituti, dalle elementari alle superiori, frequentate da circa 850.000 alunni, il 10 per cento di tutti quelli di Inghilterra e Galles. Tanto più che, come spiegano i responsabili del Catholic Education Service, «le scuole cattoliche sono oggi quelle più socialmente ed etnicamente diversificate del paese, con oltre 300.000 non cattolici, inclusi 27.000 musulmani». Scuole, insomma, che hanno dimostrato di dare un reale impulso all’integrazione sociale.

In questo senso, sottolinea il porporato «come Chiesa siamo contenti che il 30 per cento degli alunni nelle nostre scuole non sia cattolico. Siamo felici che questo includa molti bambini musulmani i cui genitori vogliono quei valori». Tuttavia, osserva ancora il presidente dell’episcopato cattolico, «il tipo di scuola che stiamo cercando è una scuola che supporta la famiglia, comprende la società, ma è anche un’educazione che ha una chiara base etica, perché altrimenti l’educazione diventa solo un esercizio del minimo comune denominatore».

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16 settembre 2019

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