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Stretta degli anglicani sui matrimoni con immigrati

· Più vigilanza nel Regno Unito sulle unioni fittizie orientate a ottenere la cittadinanza ·

La comunità anglicana ha stabilito delle direttive per impedire la diffusione dei matrimoni simulati, il cui scopo reale è quello di far ottenere la cittadinanza a uno dei due coniugi. Si tratta di una pratica che in numerosi Paesi ha assunto una dimensione rilevante, essendo strettamente legata all’aumento dei flussi migratori.

In pratica, secondo quanto stabilito dalla Church of England, sarà necessario per le coppie, delle quali uno dei due membri non sia cittadino del Regno Unito o dell’Unione europea, ottenere una licenza e non solo la mera pubblicazione della promessa di matrimonio ai fini della regolare celebrazione del rito. La licenza obbliga le persone che intendono unirsi in matrimonio a fare una dichiarazione sotto giuramento sulle loro reali intenzioni, facendo così emergere che l’atto non è finalizzato a scopi illeciti. «L’esperienza recente — si legge nel testo che contiene le direttive, approvate dalla House of Bishops — ha dimostrato che ci sono persone che cercano di abusare sia delle regole ecclesiastiche preliminari che del rito del santo matrimonio per unirsi in coppia, al solo scopo di ottenere dei vantaggi in riferimento all’immigrazione. Le parti che intendono unirsi in matrimonio non hanno alcuna intenzione di vivere assieme come marito e moglie e i matrimoni in questione sono spesso organizzati con la complicità di bande criminali».

In particolare, nel documento della Church of England si fa riferimento al termine «non-EEA national» per identificare quelle persone che non siano cittadini del Regno Unito o che non abbiano la nazionalità all’interno della European Economic Area. Tuttavia, si sottolinea «coloro che non siano cittadini britannici o europei e che intendono contrarre matrimonio in maniera sincera hanno gli stessi diritti di tutti gli altri e per questo potranno celebrare la loro unione secondo il rito della Church of England».

Alex Brown, un reverendo anglicano di 61 anni, nei mesi scorsi, è stato condannato dal tribunale di Lewes, nell'East Sussex, con l’accusa di aver celebrato 360 matrimoni fittizi presso la sua parrocchia di Saint Leonard-on-Sea, tra luglio 2005 e luglio 2009. A essere incriminata assieme al reverendo, per violazione delle leggi sull'immigrazione, è stata un’altra persona, Vadymyt Buchak, che pagava cittadini dell'Europa dell’Est, residenti nel Regno Unito (fino a 3.000 sterline a persona) se acconsentivano a sposare immigrati africani, per la maggior parte nigeriani. I due erano stati scoperti dalle autorità per il controllo delle frontiere, che da tempo indagavano sulla pratica dei matrimoni simulati. Per evitare simili attività, i pastori che nutriranno dubbi in merito alla volontà espressa di contrarre matrimonio tra le parti potranno anche prendere contatto con la polizia di frontiera (UK Border Agency) per la segnalazione dei casi. Il vescovo di Ripon e Leeds, il reverendo John Packer, ha spiegato che «le direttive della House of Bishops sono chiare: l’ufficio del santo matrimonio non deve essere oggetto di abuso da parte di coloro che non hanno alcuna intenzione di unirsi in maniera sincera ma soltanto fittizia». In ogni diocesi sarà inoltre istituito un apposito ufficio di coordinamento con la UK Border Agency per condividere le attività di prevenzione delle attività illecite e le informazioni. Il ministro per l’Immigrazione del Regno Unito, Damian Green, ha osservato che «la UK Border Agency lavorerà a stretto contatto con la Church of England per contrastare la pratica dei matrimoni simulati e per dare tutto il sostegno». Le direttive della House of Bishops, ha concluso il minitro, «sono un passo nella giusta direzione nella lotta agli abusi».

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23 agosto 2019

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