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Strategie di sopravvivenza dopo Fukushima

· A sette anni dal disastro nucleare ·

Se si presta attenzione, nella prefettura di Fukushima si possono scorgere appesi davanti le case o perfino nei templi buddisti contatori Geiger che rilevano i valori della radioattività in tempo reale. Le macchine inviano poi i dati a Safecast, una organizzazione non governativa nata dopo il disastro nucleare di Fukushima del marzo 2011. Safecast ha costruito la più grande banca dati di radiazioni del mondo, grazie soprattutto a normali cittadini che si sono improvvisati “scienziati”.

Sono ancora in molti nel Sol Levante a essere infatti convinti che non si sia ancora detta tutta la verità sul disastro che ha colpito il paese ormai sette anni fa. Soprattutto sono in molti a credere che le misure delle radiazioni registrate siano poco credibili. È così che grazie alla lungimiranza di alcuni cittadini che avevano sviluppato un interesse dilettantistico in questo campo, oggi esiste una banca dati che riporta i livelli di radiazioni di tutto il paese.

Ed è stata proprio la mancanza di informazioni attendibili ad aver spronato un gruppo di cittadini giapponesi ma anche stranieri come il cofondatore Pieter Franken, che era a Tokyo con la sua famiglia il giorno del disastro del 2011, a far nascere la Safecast.

Franken e molti amici hanno avuto l’idea di raccogliere i dati sulle radiazioni posizionando dei contatori Geiger sulle proprie auto. Così come Google Street View ha costruito la sua banca dati più famosa, ovvero attraverso migliaia di filmati girati da auto guidate attraverso le città, Safecast imitando la stessa metodologia ha sostituito la telecamera a 360 gradi con un lettore Geiger.

Nel giro di poco tempo il gruppo ha cominciato a costruire un prototipo di lettore Geiger per poterlo vendere a prezzi accessibili e dunque diffondere le misurazioni il più possibile. Il risultato è stata una vera scoperta: la zona di esclusione di 20 chilometri dichiarata dal governo intorno all’impianto di Fukushima non aveva in realtà alcun riscontro scientifico nei dati reali.

Addirittura si sono riscontrati dei casi di persone evacuate da zone con radiazioni più basse verso zone con radiazioni nettamente maggiori. Nei giorni successivi al disastro ad esempio alcuni sfollati furono radunati nella cittadina di Koriyama, che era fuori dalla zona di evacuazione, dunque tutti davano per scontato che la zona fosse sicura. Eppure dopo aver iniziato a fare le prime misurazioni Safecast ha scoperto che anche lì c’era un alto livello di radiazioni. Le radiazioni sono soggette a tasso di dispersione molto alto, per cui anche a distanza di poche decine di metri si possono registrare dati apparentemente contraddittori ma che in realtà sono l’esatto riscontro della presenza di materiale radioattivo depositato con concentrazioni del tutto differenti.

Le mappe delle zone ad alta radiazione sono state poi ridisegnate secondo le nuove letture e sono ora accessibili a tutti online.

Molti cittadini sono venuti a sapere dell’esistenza di Safecast solo a distanza di anni, eppure hanno immediatamente cominciato ad installare i contatori Geiger nelle proprie abitazioni e sulle proprie auto anche per rassicurare la popolazione locale sulle zone più a rischio.

Ora chiunque può accedere al sito in rete di Safecast e può controllare da sé i livelli di radiazioni quotidianamente.

Safecast attualmente ha 3000 dispositivi sparsi in tutto il mondo e dati provenienti da oltre 90 paesi. I suoi contatori si vendono come un kit che i volontari possono acquistare e assemblare in casa.

Visto che i volontari scelgono dove compiere le misurazioni in modo assolutamente casuale e non programmato, succede che possono esserci sovrapposizioni di misurazioni nello stesso luogo, il che risulta un vantaggio perché si crea un processo di convalida reciproca, e se vengono riscontrate anomalie queste vengono successivamente controllate da personale di Safecast.

L’ong si sta ora espandendo per misurare anche altri fattori legati alla salute dei cittadini quali l’inquinamento atmosferico: da poco è infatti partita una fase di sperimentazione nella città di Los Angeles.

I dati che Safecast mette a disposizione sulle radiazioni sono tutti liberi. Colui che detiene il copyright autorizza chiunque a studiare, modificare e distribuire il software e per qualsiasi scopo: ultimamente si studiano gli effetti della ricaduta radioattiva sulla fauna selvatica ma anche come le persone si muovono in città.

Va aggiunto che al di là di alcune aree specifiche i dati di Safecast confermano le misurazioni ufficiali, ma le misurazioni dei cittadini forniscono letture che sono più rilevanti per la vita delle persone. I volontari infatti decidono di compiere le misurazioni non su aree generiche del territorio ma in luoghi molti specifici, ad esempio nei dintorni delle scuole, dei luoghi di lavoro e delle abitazioni. Lì dove la gente vive e lavora.

da Tokyo Cristian Martini Grimaldi

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