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Strappate
allo sfruttamento

· Una casa salesiana per le ragazze del Benin ·

Zogbo, quartiere popolare nella periferia nord di Cotonou, la città più popolosa del Benin. È qui che le Figlie di Maria Ausiliatrice, conosciute semplicemente come salesiane di don Bosco, hanno iniziato la loro opera da più di 25 anni. Tra le varie attività di cui si occupano nell’arcidiocesi emerge il Foyer, un centro d’accoglienza per ragazze in difficoltà. La casa accoglie circa una settantina di persone. «La maggioranza di esse proviene da esperienze di sfruttamento economico, violenza fisica e psicologica in ambito domestico o provengono dall’estero», spiega madre Tiziana Borsani, che ne è la direttrice. 

Tutto inizia quando una quindicina di anni fa le suore si accorgono della vita dura che conducono, nel grande mercato internazionale di Dantokpa a Cotonou, numerosi minorenni provenienti dai villaggi e affidati dai propri genitori a parenti o tutori in città. Dagli incontri e le confidenze, le religiose notano che non solo si tratta di sfruttamento ma che ci sono veri e propri casi di violenze psicologiche e sevizie corporali. A parte le denunce alle autorità locali, le suore creano il Foyer per assistere particolarmente le ragazze perché «non era possibile rimetterle nei luoghi dove subiscono violenze», precisa madre Tiziana. A questi casi si sono aggiunti quelli delle minorenni migranti che rientrando da paesi vicini o più lontani dal Benin, come Nigeria, Gabon o Congo, non sanno più dove andare perché non hanno più nessun riferimento familiare.

di Jean-Baptiste Sourou

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20 ottobre 2019

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