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Strage a Sana’a

· Si aggrava il conflitto nello Yemen ·

Ancora sangue nella capitale yemenita: è di oltre 140 morti e 525 feriti il bilancio ufficiale, seppur provvisorio, delle vittime del raid aereo compiuto sabato dai caccia della coalizione a guida saudita su Sana’a, che ha colpito una sala dove era in corso un funerale del padre di un esponente di spicco dei ribelli huthi.

Il luogo della strage nella capitale yemenita (Reuters)

Il raid ha colpito una grande sala nella parte sud della capitale, nella quale c’erano circa duemila persone per partecipare ai funerali di Ali bin Al-Ruwaishan, padre di un esponente di spicco dei ribelli huthi. Tra le vittime di questo attacco c’è anche il sindaco di Sana’a. «La coalizione — promette una nota citata dall’agenzia di stampa saudita (Spa) — avvierà immediatamente un’inchiesta su questo caso insieme con esperti statunitensi che hanno partecipato ad altre indagini». Il segretario di stato americano, John Kerry, ha ieri telefonato al principe ereditario saudita, Mohammed ben Salman, al quale ha manifestato «la sua profonda preoccupazione» e ha invitato Riad a «prendere immediatamente le misure necessarie per assicurare che tali incidenti non si ripetano». Ma, intanto, si aggrava il conflitto: un missile balistico lanciato per ritorsione dai ribelli huthi ha preso di mira una base aerea nei pressi della Mecca, in quello che sarebbe l’attacco portato più in profondità nel territorio saudita dai ribelli huthi e dai loro alleati. E altri due missili hanno preso di mira una nave da guerra statunitense al largo dello Yemen, senza tuttavia riuscire a colpirla. Lo ha reso noto il Pentagono, spiegando che l’incidente ha coinvolto la nave uss Mason. I missili sono stati lanciati da un territorio sotto il controllo dei ribelli huthi, come ha spiegato il portavoce del Pentagono. L’imbarcazione statunitense si trovava in acque internazionali, a nord dello stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso.

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