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Strage jihadista nell’est della Libia

· Mentre le Nazioni Unite chiedono di trovare una rapida soluzione politica alla crisi ·

Attentati, decine di morti, stallo nei negoziati: la Libia sta attraversando una grave crisi e il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha sottolineato ieri sera che «questi atti terroristici ci ricordano più che mai la necessità di trovare rapidamente una soluzione politica alla crisi attuale per ristabilire la pace e la stabilità nel Paese». 

Familiari dei copti egiziani assassinati dai miliziani dell’Is in Libia (La Presse/Ap)

Due attentatori suicidi del cosiddetto Stato islamico (Is) a bordo di un’autobomba hanno compiuto ieri un massacro con 47 vittime nell’est. Nell’attacco che ha interessato la città di Al Qubah, secondo varie fonti, sono state utilizzate tre autobombe per colpire un distributore di carburante, la sede del dipartimento della Sicurezza e l’abitazione di Aqila Saleh, presidente del Parlamento riconosciuto dalla comunità internazionale. l Qubah ha circa venticinquemila abitanti e si trova quasi a metà strada fra Derna e Al Bayda, una delle due sedi del Governo libico. Nella rivendicazione l’Is parla di due attentatori che volevano vendicare i raid aerei egiziani sulla città di Derna.

Nel frattempo, la missione dell’Onu in Libia, che con l’inviato speciale Bernardino León sta cercando di costituire un Governo di unità nazionale favorendo il dialogo tra il Governo di Tobruk (riconosciuto a livello internazionale) e i rivoluzionari di Tripoli, ha dichiarato che la «migliore risposta al terrorismo è quella di andare avanti nella ricerca di una soluzione politica».

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